Reggio Emilia. Stupro, tre anni al ristoratore. La cameriera 16enne è creduta
La pm Giannusa fa cadere l’ultimo dubbio sull’identificazione dell’imputato. I due difensori: «Faremo appello, i giudici ritengono il fatto di minore gravità»
REGGIO EMILIA. Per il collegio giudicante anche l’ultimo dubbio ieri è caduto, cioè quello riguardante l’identificazione con sicurezza dell’imputato cinese Ju Nxin, 39 anni, di cui agli atti non c’è una sua fotografia, non si è mai visto in udienza e non era nemmeno certo che fosse effettivamente il titolare di un ristorante a Carpi (Modena) visto che della cameriera sedicenne (che l’accusa di violenza sessuale) non c’è un contratto di lavoro.
Ebbene, la visura camerale depositata dalla pm Piera Giannusa indica l’imputato come socio accomandatario, mentre la titolare del locale è una donna cinese. Un documento che la Corte – presieduta da Simone Medioli Devoto, a latere i giudici Chiara Alberti e Michela Caputo – ha ritenuto sufficiente per l’identificazione. Da lì si è passati all’emissione della sentenza e il ristoratore è stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione (l’accusa aveva chiesto una pena di 6 anni) riconoscendo le attenuanti generiche.
«Considerata la pena applicata dai giudici – commenta a fine-udienza l’avvocato Carmine Migale che con il collega Flavio Sandoni difende il ristoratore – che hanno ritenuto il fatto di minore gravità rispetto alla condotta contestata, riteniamo si possa ragionevolmente ottenere una sentenza favorevole per l’imputato in Appello».
Secondo la Procura tutto sarebbe avvenuto ben nove anni fa e i protagonisti cinesi sarebbero il titolare di un ristorante – al tempo 39enne, residente a Reggio Emilia ma con locale a Carpi – che è accusato di aver violentato la cameriera sedicenne. Per gli inquirenti il primo ottobre 2012 il ristoratore avrebbe accompagnato in macchina la dipendente dal dentista perché doveva sottoporsi ad un intervento odontoiatrico.
Siamo a Reggio Emilia ed al ritorno a casa il 39enne avrebbe abusato della minorenne approfittando sia dell’immaturo sviluppo psicosessuale della ragazza, sia dello stordimento provocato dall’anestesia non ancora assorbita dopo essere stata dal dentista. E da lì in avanti la sedicenne sarebbe stata in balìa del suo datore di lavoro che prima l’afferra con forza per un braccio, poi la getta sul letto, la denuda, costringendola a subire rapporti sessuali. E per la pm Giannusa il ristoratore non poteva non sapere che la dipendente fosse minorenne, inoltre lei – sentita in aula, ma non si è costituita parte civile – ha confermato le accuse, dicendo che quel giorno non voleva avere rapporti sessuali con l’uomo, subendo la sua aggressività sessuale.
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