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Aemilia, pene definitive e un'ondata di arresti: uno si presenta di notte alla Pulce

Fine settimana di superlavoro per il comando dell’Arma. In manette Mario Cannizzo, l’ex carabiniere condannato


09 maggio 2022 Ambra Prati




REGGIO EMILIA. C’è chi l’ha vissuta come una tragedia (l’imprenditore modenese Augusto Bianchini, che ha tentato il suicidio nella sua casa di San Felice), chi è stato prelevato dagli ex colleghi e chi – giocando d’anticipo in un eccesso di zelo – si è presentato da solo davanti ai cancelli del carcere della Pulce, venendo respinto.

Quest’ultimo è il caso di Francesco Manfreda, 50 anni, coinvolto in Aemilia per un’estorsione aggravata legata a un finto maxi appalto per la ricostruzione post sisma e condannato in via definitiva a otto anni dalla Cassazione. Quando si è presentato sabato sera in via Settembrini sono dovuti arrivare i carabinieri, che l’hanno portato in caserma per gli adempimenti burocratici per poi riaccompagnarlo – buona la seconda – in cella.

Manfreda è stato uno dei primi arrestati – finora una decina, si sta andando avanti giorno e notte – delle 73 posizioni (su 87) passate in giudicato. Occorre sottolineare che i promotori del sodalizio sono quasi tutti già detenuti; le condanne definitive riguardano persone alle quali non è stata contestata l’associazione mafiosa e gli imprenditori reggiani finora mai sottoposti a misure cautelari, come Giuliano Debbi e Mirco Salsi.

Da quando sabato alle 15.45 è stata letta la sentenza della Cassazione, che ha messo la pietra tombale sul maxi processo Aemilia contro la ’ndrangheta emiliana facente capo al clan Grande Aracri di Cutro, gli ordini di esecuzione di carcerazione sono diventati immediatamente esecutivi, il che ha messo in fibrillazione la Procura Generale di Bologna e i carabinieri delle varie province emiliane.

In primis i carabinieri di Reggio Emilia perché, sebbene i condannati a distanza di sette anni abbiano cambiato domicilio spargendosi in tutto il Nord, è nel nostro territorio che risulta residente la stragrande maggioranza dei condannati.

Da sabato scorso le ordinanze di cattura, trasmesse per via telematica da Roma a Bologna per poi arrivate a Reggio, sono arrivate a singhiozzo (a causa dei passaggi dell’iter burocratico) ma di continuo, determinando un fine settimana di superlavoro per l’autorità giudiziaria e per i militari, che hanno lavorato a stretto contatto.

«Sono al lavoro in questo momento – ha dichiarato ieri il procuratore generale reggente di Bologna Lucia Musti –. Non posso fornire ulteriori informazioni. Questa è una fase delicatissima». Nella lunga ondata di arresti si temono fughe o atti estremi.

È stata una domenica indaffarata e di fermento per i carabinieri del Comando provinciale dell’Arma, impegnati in un imponente dispositivo per dare esecuzione alle condanne. In corso Cairoli si è registrato un continuo via e vai, sebbene il comando abbia mantenuto il massimo riserbo sull’alacre attività in corso. «Stiamo operando su coordinamento della Procura Generale», si è limitato ad affermare il colonnello Andrea Milani.

Tra i primi a finire in carcere, sabato sera, è stato Mario Cannizzo, 64 anni, l’ex carabiniere in pensione (il congedo risale al lontano 1999) condannato a 8 anni e 6 mesi per concorso in estorsione e simulazione di reato: la sorte beffarda ha fatto sì che gli ex colleghi abbiano bussato alla sua abitazione cittadina alle 22 di sabato.

«È una realtà difficile da accettare, Cannizzo è umanamente devastato dalla superficialità del giudizio e dalla mancanza di analisi del suo caso – ha commentato il suo avvocato difensore, Giovanni Tarquini –. È sempre stato trattato secondo il principio di fare di ogni erba un fascio».

Raggiunti e accompagnati in carcere anche Salvatore Silipo, 46 anni residente in città (8 anni), e Francesco Macrì, 51 anni residente in città (5 anni e 7 mesi per reimpiego e trasferimento fraudolento di valori). Salvatore Sestito, 42 anni di Bibbiano (8 anni e 6 mesi per usura ed estorsione), è stato prelevato a mezzanotte: dopo un periodo di detenzione era stato scarcerato, rimane un residuo di pena.

Sono stati rintracciati a Parma, dove sono finiti in manette, Francesco Formentini, 41 anni residente in città (8 anni per estorsione aggravata), e Gaetano Valerio 62 anni abitante a Montecchio (3 anni 4 mesi per trasferimento fraudolento di valori). Mentre Francesco Belfiore (4 anni per intestazione fittizia di beni), rintracciato nel Pavese, è ora detenuto nel carcere di Voghera.

Ieri gli ordini di reclusione sono proseguiti con la cattura di Giuseppe Ruggiero, 44 anni (5 anni e 6 mesi per reimpiego di capitali). E siamo solo all’inizio.

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