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Reggio Emilia, il teatro Valli si accende per la città di Mahagonny

Calorosi applausi e sfida vinta per l’opera di Bertold Brecht


15 maggio 2022 Giulia Bassi


REGGIO EMILIA. A fine anni ’20 del secolo scorso, il testo di Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny (Ascesa e caduta della citta di Mahagonny) nell’intenzione di Bertold Brecht doveva mostrare i “mali del capitalismo”, in ogni caso giungeva in un momento importante nello sviluppo della collaborazione con Kurt Weill.

Per la precisione l’opera nasce dal Mahagonny Songspiel, una sequenza di canzoni con un collegamento strumentale (destinato all’esecuzione da parte di cantanti lirici) che successivamente si trasforma in una sorta di melodramma. L’attuale capolavoro costituito da venti scene per un’opera di teatro musicale vero e proprio, racconta la storia di una città sperduta in mezzo a un deserto e gestita da tre teppisti.

In Mahagonny (città-trappola) il cibo, il sesso, il gioco d’azzardo e la violenza regnano sovrani. Oggi è da considerare come una denuncia dei mali e dei vizi che da sempre attanagliano la convivenza civile in rapporto alla natura e al comportamento del singolo individuo corruttibile. Il racconto e la partitura musicale chiedono ai cantanti di essere ineccepibili sul piano vocale, ma anche attori drammatici, suffragati da un modo di presentarsi in palcoscenico disinvolto, libero come in una pièce di musical o di cabaret. Per i nostri teatri in cui manca una vera tradizione esecutiva per questo repertorio, portare in scena un’opera come Mahagonny, costituisce una bella sfida che nel caso dello spettacolo, andato in scena l’altra sera a chiusura della stagione lirica – frutto di una coproduzione tra la Fondazione Teatro Regio di Parma e I Teatri di Reggio – è stata pienamente vinta.

Prima di addentrarci sulle peculiarità, è doveroso spendere parole di elogio per il coraggio che ha spinto (in un momento simile) le due fondazioni a una scelta così ardita nei confronti di un’opera così particolare del ’900, tanto esplicativa della storia culturale e del costume dell’epoca tra le due guerre.

Punto di forza di questa produzione è la resa interpretativa della musica concertata in modo inappuntabile da Christopher Franklin sia sul piano stilistico, sia nel creare sintonia tra le masse numerose del palcoscenico e la buca dell’orchestra.

Il direttore, chiaro nei suoi intenti, segna il passo del racconto contribuendo allo spessore drammatico dell’intera vicenda. A questo hanno risposto perfettamente l’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini e il Coro del Teatro Regio di Parma diretto da Martino Faggiani.

Franklin vivifica una partitura, quella di Weill, ricca di ritmi anche popolari e di melodie che fanno eco al cabaret ma anche alle opere di Richard Strauss. La ricca scena disegnata per lo spettacolo da Margherita Palli favorisce il movimento delle masse, tra i diversi piani, realizzati anche con diversi praticabili e una passerella davanti all’orchestra, danno l’illusione di uno spazio teatrale molto più vasto.

Allora, Mahagonny, secondo anche le efficacissime idee del regista Henning Brockhaus può essere qualsiasi città con le sue brutture e gli spettri che illusionisticamente sembrano prendere forma dal fondo. Quello che si vede sembra un triste sogno dato che i molti colori sia delle scene che dei costumi sono riflessi da una luce a volte finta. Brockaus bene delinea i caratteri dei singoli a partire da Alisa Kolosova una maliziosa, provocante Leokadja Begbick che sfoggia una voce importante, supportata da una notevole presenza scenica, insieme al carismatico Chris Merritt, nel ruolo di Fatty, e a Zoltan Nagy come Trinità Moses, in modo che i tre abbiano la funzione di eminenze grigie.

Si sa che a Jenny sono affidate le arie migliori: in ogni caso il ruolo è stato magnificamente cantato da Nadja Mchantaf che si presenta con una gestualità coinvolgente, ben in sintonia con le bravissime Sei Ragazze di Mahagonny. Sebbene si presenta in scena in seguito, Jimmy (nel ruolo Tobias Hächler) diventa il tragico eroe di questo inquietante dramma e Hächler offre un’esibizione finemente cantata e con lui citiamo anche gli altri minatori.

Il merito di questa produzione sta soprattutto nella resa corale e da parte del pubblico, al termine, sono giunti calorosi applausi. Oggi si replica alle 15.30.

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