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“Dronate” d’artista allo Spazio C21. In mostra le opere di Ceccarelli alias 2501

Con “Animated Landscape” descritti i paesaggi dall’alto. L’esposizione visitabile fino al 25 giugno


16 maggio 2022 Giulia Bassi


REGGIO EMILIA. A Fotografia Europea non poteva mancare un progetto dello Spazio C21 le cui vetrine e parte dei locali interni di Palazzo Brami (via Emilia San Pietro 21) sono occupati fino al 25 giugno dalle opere di 2501, al secolo Jacopo Ceccarelli (Milano, 1981). Le opere sono racchiuse dal titolo “Animated Landscape”.

L’esposizione, in linea con i contenuti portati avanti nel suo percorso di promozione dell’opera di artisti formati nell’ambito del writing, dell’arte urbana e del nuovo muralismo, è composta da quattro elementi di grande formato nei quali dialogano il medium fotografico e la pittura; le fotografie esposte sono infatti completate da uno o più complementi pittorici, realizzati su vetro.

Due grandi fotografie, stampate in bianco e nero in camera oscura, ritraggono dettagli di interventi pittorici murali realizzati nel 2021 al Gasometro di Milano. Inoltre, due sequenze fotografiche a colori, realizzate con un drone in Puglia a Bisceglie e ad Altamura, documentano la realizzazione di interventi effimeri, quali tratti, forme e composizioni geometriche. Tali interventi sono eseguiti con materiali naturali raccolti nel territorio.

“Animated Landscape” è concepito negli anni della pandemia da Covid-19 come esperienza performativa ed è incentrato sul tema della resilienza, del rapporto tra vita e ambiente, tra arte e vita, e sulle differenti reazioni possibili a fronte dell’emersione di una nuova realtà.

L’isolamento sociale e l’inquietudine da pandemia sollecitano 2501 a riflettere sul rapporto tra centri urbani e spazi abbandonati, unici luoghi idonei durante i look down per continuare a sperimentare la pratica artistica outdoor. L’artista risponde al contesto adattandosi ed interviene con forme astratte nel paesaggio.

Il lavoro interviene in luoghi temporaneamente sottratti alle loro funzioni originali facendoli diventare spazi fisici e mentali per costruire nuovi momenti di libertà. 2501 ricerca un punto di incontro tra il micro e il macro, mette in dialogo pittura e territorio, superfici murarie e land art; coniuga il dettaglio di un muro fotografato in bianco e nero da terra con lo spazio architettonico urbano ripreso da un drone in posizione zenitale, ovvero con l’asse ottico perfettamente verticale rispetto ai soggetti documentati dall’alto.

Nell’esecuzione i soggetti si appiattiscono, perdono la loro dimensione prospettica ed alimentano un’intima riflessione sulla complessità, sulla fragilità e sulla precarietà, nella quale gli estremi entrano in relazione tra loro. Il punto di vista sopraelevato fa scomparire la figura umana, favorendo un processo di ridefinizione dello spazio e degli immaginari, creando una visione di luoghi che non si riconoscono più nella rappresentazione di loro stessi.

Tutte le azioni performative si collocano nel tessuto urbano-metropolitano, quello prediletto dall’artista; la progettualità indaga nuovi spazi, non ha una meta prestabilita. Grazie all’accumulazione di materiali multimediali generati durante le esplorazioni nel biennio segnato dalla pandemia, 2501 progetta e realizza sia la mostra di Fotografia Europea 2022 sia la pubblicazione del suo primo libro, con prefazione di Fabiola Naldi, testi di Hakim Bey e fotografie di Guido Borso. Il volume è stato presentato in occasione del finissage della rassegna.

«L’idea di processo nel linguaggio visivo di 2501 – spiega Naldi – non ha direttamente a che vedere con la messa in discussione del gesto, dello spazio scelto o delle superfici coinvolte. Al contrario, di quel tempo e di quello spazio, svolto e occupato, è la diretta rappresentazione. Per l’artista è indispensabile il confronto, il raffronto e in parte la definizione stessa del tempo utilizzato nell’atto del dipingere». La mostra è integrata dalla presentazione di un cortometraggio; gli still life delle opere esposte sono stati realizzati da Dario Lasagni; le fotografie sono di Fabrizio Cicconi.

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