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Pietrostefani si prepara all’udienza. «La sua salute è cagionevole»

Evaristo Sparvieri
Pietrostefani si prepara all’udienza. «La sua salute è cagionevole»

Irène Terrel, difensore francese dell’ex dirigente delle Reggiane condannato per l’omicidio Calabresi

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REGGIO EMILIA. «Pietrostefani, come sapete, è di salute cagionevole». Così dalla Francia Irène Terrel, l’avvocata di sette dei dieci ex terroristi fermati in Francia nel 2021, conferma l’udienza in programma domani alla Chambre de l’instruction della Corte d’Appello di Parigi, in cui verrà nuovamente discussa la richiesta di estradizione del 79enne Giorgio Pietrostefani, condannato in Italia per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, avvenuto esattamente cinquant’anni fa, il 17 gennaio 1972.

Un delitto per il quale la giustizia italiana considera l’ex militante di Lotta Continua ed ex dirigente delle Officine Reggiane uno dei mandanti, con una sentenza passata in giudicato a 22 anni di reclusione. Era da tempo impegnato solo nell’attività professionale alle Reggiane quando nel 1988 Giorgio Pietrostefani venne arrestato in seguito alla confessione di Leonardo Marino, l’esecutore dell’attentato al commissario Luigi Calabresi, che lo aveva chiamato in causa come mandante insieme a Sofri. Condannato per concorso morale, l’ex dirigente delle Reggiane scontò due anni di carcere. Poi, approfittando della libertà concessagli in attesa della revisione del processo (in seguito respinta dalla corte d’Appello di Venezia), tra il 1999 e il 2000 si rifugiò in Francia, dove venne accolto grazie alla “dottrina Mitterand”, che considera perseguitati politici gli esponenti minori della lotta armata. Deve scontare ancora 14 anni. Pietrostefani – che si proclama da sempre innocente – è da tempo gravemente malato e la Francia per anni ha negato la sua estradizione. Il nome dell’ex dirigente delle Reggiane – insieme a quello di brigatisti e di altri protagonisti dei cosiddetti “anni di piombo” – nel 2021 era stato al centro di un incontro fra la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, e il suo omologo francese Eric Dupond-Moretti.

Il 28 aprile del 2021 nell’ambito della cosiddetta operazione “Ombre Rosse” venne arrestato a Parigi su richiesta dell’Italia insieme ad altri 6 ex terroristi, finendo in libertà vigilata.
Quella in programma domani non è la prima udienza in cui si discute sulla richiesta di estradizione. E già a fine marzo era stato disposto un rinvio proprio per motivi di salute.
Qualche anno fa Mario Calabresi, figlio del commissario, giornalista ed ex direttore de La Repubblica, decise di incontrare Pietrostefani in Francia, raccontando l’emozione di quel colloquio nel libro “La mattina dopo” edito da Mondadori. Calabresi ha riferito di non nutrire odio nei suoi confronti, condividendo i sentimenti della madre che lo ha perdonato e da tempo prende le distanze da chi confonde la giustizia con la vendetta della parte offesa. Si trovò di fronte a un uomo magrissimo: Pietrostefani aveva subito un trapianto del fegato e da allora vive in uno stato di immunosoppressione cronica indotto dai farmaci anti-rigetto.

L’arresto di Pietrostefani venne commentato anche da Adriano Sofri su Il Foglio: «Da quando ho ricevuto la notizia del suo arresto sono combattuto fra due sentimenti opposti, quasi cinici: la paura che muoia nelle unghie distratte di questa fiera autorità bicipite transalpina e cisalpina, e un agitato desiderio che torni in Italia. Un desiderio da vecchio amico, e anche lui è vecchio, forse ce l’ha anche lui un desiderio simile».
Rispetto agli arresti dei brigatisti coinvolti nell’operazione “Ombre Rosse”, l’avvocato Terrel ha sempre annunciato l’intenzione di dare battaglia, parlando in passato di «accanimento dell’Italia» e lamentando il fatto che in molti casi «Roma non risponde alle richieste della Corte che chiede un supplemento di informazione sui dossier».


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