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Pietrostefani, nuovo rinvio

L’ex dirigente delle Reggiane non era presente per motivi di salute


19 maggio 2022 Evaristo Sparvieri


Reggio Emilia Non era presente in udienza per i noti problemi di salute. Ma, come annunciato, l’avvocato difensore Irène Terrel ha dato battaglia, chiedendo di «respingere la richiesta italiana di estradizione». E la prossima udienza è prevista il 29 giugno. È quanto avvenuto in Francia nell’udienza sull’estradizione del 78enne Giorgio Pietrostefani, ex militante di Lotta Continua ed ex dirigente delle Reggiane ritenuto uno dei mandanti dell’omicidio Calabresi.

Durante l’udienza di ieri, che il ministro Cartabia aveva definito «molto importante» la legale francese ha mostrato ai giudici della Chambre de l’Instruction di Parigi il lancio dell’Ansa diffuso martedì con le parole di Mario Calabresi dal titolo “L’estradizione di Pietrostefani non ha più senso”. Un gesto che ha provocato la risposta di Mario Calabresi, giornalista e figlio del commissario. Pietrostefani venne arrestato nel 1988, quando era da tempo impegnato solo nell’attività professionale alle Reggiane. Tra il 1999 e il 2000 si rifugiò in Francia, grazie alla “dottrina Mitterand”. Deve scontare 14 anni. Secondo l’avvocato Terrel, Pietrostefani è «nell’incapacità di venire a Palazzo di Giustizia» perché «non sopporta fisicamente e psichicamente questa procedura». La presidente del Tribunale, dopo aver fatto elencare i capi d’accusa, ha lasciato la parola all’avvocato generale, poi alla difesa.

Terrel ha parlato di una situazione «insostenibile», sottolineando che «da quando Pietrostefani è rientrato in Francia nel 2000, lui protagonista di una vicenda così mediatica, l’Italia ha chiesto solo ora la sua estradizione, 20 anni dopo. Aspettavano che fosse anziano e malato?».

Alle parole della legale francese, è arrivata la risposta di Mario Calabresi: «La nostra posizione è chiara fin dallo scorso anno, quando la Francia annunciò di prendere finalmente in considerazione le estradizioni che l’Italia aveva presentato da decenni ma che giacevano dimenticate. Noi non entriamo nel merito del processo di estradizione, che è una questione tra Stati e non un fatto privato e crediamo che sia fondamentale ribadire la correttezza dei processi e delle sentenze italiane, ma come famiglia sappiamo che il carcere di un uomo anziano e malato non ha più alcuna funzione e a noi non restituisce nulla». Per Calabresi, «la legale di Giorgio Pietrostefani farebbe bene però a prendere in considerazione interamente il senso del nostro messaggio: qualsiasi idea di pacificazione passa attraverso il rispetto delle sentenze e delle responsabilità». 

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