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L’inflazione In un anno una famiglia reggiana spende 1.869 euro in più

Reggio è al 22° posto tra le città con più di 150mila abitanti  I rincari riguardano energia ma anche trasporti e alimentari


25 maggio 2022 Luciano Salsi


Reggio Emilia Nel mese appena trascorso la corsa dei prezzi è rallentata, ma la loro crescita rimane alta rispetto al livello di un anno fa. Reggio Emilia non fa eccezione.

Nelle classifiche dell’inflazione si colloca al 22esimo posto fra le 32 città con più di 150mila abitanti, ma rimane al di sotto della media dell’Emilia-Romagna, la quale è in ottava posizione fra le venti regioni italiane. Lo certifica l’Istat in un rapporto nel quale si specifica che in aprile l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una diminuzione dello 0,1% su base mensile e che il rallentamento è dovuto essenzialmente al ribasso dei prodotti energetici.

Lo si poteva constatare spendendo qualcosa in meno nel rifornimento di benzina o Gpl rispetto ai salassi a cui eravamo ormai obbligati.

È una magra consolazione, di fronte a una dinamica inflattiva che nell’arco di un anno obbliga una famiglia reggiana composta da tre persone a sborsare il 5% in più, cioè in media 1.335 euro, che salgono a 1.869 se i componenti sono quattro.

Il Comune, nel diffondere questi dati e le relative graduatorie stilate dall’Unione nazionale consumatori, mostra come l’aumento del costo della vita eroda il benessere di cui la maggioranza dei concittadini continua a godere ed aggravi le difficoltà di quelli disagiati o maggiormente colpiti dalle crisi indotte dalla pandemia e poi dalla guerra e dalle sanzioni.

I rincari sono più consistenti soprattutto nelle zone del Nord Italia che hanno i redditi e il tenore di vita più elevati. Fra le città con più di 150mila abitanti la più penalizzata è Bolzano, che accusa ad aprile un'inflazione annua dell'8,7% e incrementi di spesa rispettivamente di 2.577 e 3.636 euro per le famiglie di tre o quattro persone. Seguono Verona, Trento, Genova e Padova, Bologna (sesta con un'inflazione al 6,3% e rincari di 1.776 e 2.449 euro), Brescia, Perugia, Trieste, Aosta, Ravenna (undicesima con il 6,1% e più 1.629 e 2.281 euro), Modena (dodicesima con il 5,7% e rincari di 1.522 e 2.131 euro), Venezia, Milano, Catania, Rimini (sedicesima con il 5,5% e rincari di 1507 e 2099 euro), Firenze, Palermo, Parma (diciannovesima con il 5,3% e più 1416 e 1981 euro), Torino e Roma.

Fra le regioni quella che guida la poco ambita graduatoria è il Trentino Alto Adige, i cui abitanti hanno subito un’inflazione annua del 7,7% e aumenti di spesa pari rispettivamente a 2087 e 2989 euro. Troviamo poi la Liguria (6,6%), il Veneto (6,5%), l’Umbria (6,4%), la Valle d’Aosta (5,5%), il Friuli Venezia Giulia (6,4%), la Lombardia (5,6%) e l’Emilia-Romagna. Nella nostra regione il costo della vita è aumentato del 5,8%, comportando una spesa aggiuntiva di 1.528 e 2.147 euro. Il costo dell’energia ha la maggiore incidenza sull'andamento dei prezzi. Su base annua se ne registrava un aumento del 50,9% in marzo, poi sceso a più 39,5% in aprile. Le tariffe del gas e dell'elettricità regolamentate (“a maggior tutela”) erano addirittura raddoppiate (più 94,6%) e in aprile sono calate a un più 64,3%. I prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona sono decelerati da più 3,3% a più 2,4%. S'è accresciuto invece il rincaro dei trasporti (da più 1,% a più 5,1%), dei beni alimentari lavorati (da più 3,9% a più 5%), dei beni durevoli (da più 1,6% a più 2,2%) e dei beni non durevoli (da più 1,3% a più 1,9%).l


 

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