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Spari in piazza, il pm non ci sta e impugna la sentenza

Il 3 febbraio Gaetano Lombardi è stato condannato dal gup a 6 anni e mezzo per lesioni. Per il pm ci fu volontà di uccidere, il 44enne ha mentito, è pericoloso


26 maggio 2022


Reggio Emilia Tutto da rifare, secondo il pm Laura Galli. Parliamo della sentenza per la sparatoria in piazza del Monte del 17 ottobre 2020 quando Gaetano Lombardi, 44 anni, estrasse una pistola Beretta calibro 6.35 e sparò nove colpi (l’intero caricatore) contro otto giovani – uno colpito al polmone fu operato d’urgenza, un altro venne colpito alla mandibola – “colpevoli” di averlo spintonato poco prima.

Per quell’episodio, che seminò il panico in centro storico, il pm ha chiesto14 anni di reclusione per i reati di tentato omicidio plurimo aggravato (l’aggravante consiste nella recidiva, una precedente condanna per la detenzione di un bastone), detenzione e porto abusivo di arma e ricettazione (la pistola, risultata rubata, acquistata nel napoletano da Lombardi) e danneggiamento (un proiettile finì contro una gioielleria). Il 3 febbraio il gup Silvia Guareschi, sposando le tesi dei codifensori avvocati Liborio Cataliotti e Giovanni Bianco, con un clamoroso verdetto – complice lo sconto del rito abbreviato – ha derubricato l’accusa da tentato omicidio a lesioni gravi e tentate, ha escluso la recidiva e lo ha condannato a sei anni e mezzo. Nella motivazione, depositata il 21 marzo, secondo il gup Lombardi non era mosso «dalla volontà di uccidere, anche se ha accettato il rischio» (esclusione del dolo intenzionale): «Voleva solo umiliare chi lo aveva deriso». Le parti civili – in primis l’avvocato Giacomo Fornaciari, che tutela sei degli otto bersagli – erano insorte auspicando l’impugnazione della sentenza.

Il 3 maggio scorso il pm Galli ha deciso di ricorrere in Appello con un articolato atto, sostenendo il quadro accusatorio originario. Almeno due ragazzi hanno rischiato la vita, visto che Lombardi usò un’arma «idonea a produrre lesioni letali»; il fatto che non abbia utilizzato più di un colpo ciascuno non è significativo. «Non si vede come non si debba ravvisare un dolo diretto» e «una volontà di uccidere o quantomeno di ferire tutti, essendosi arrestato unicamente per aver esaurito i colpi».

Sul contegno di Lombardi il pm si dilunga, evidenziando le bugie del reo confesso che prima tenta di sottrarsi all’identificazione della Squadra Mobile «rasandosi i capelli, cambiandosi e lavando i vestiti», dicendo che andò a casa mentre si diresse dalla parte opposta a cercare i ragazzi. Una personalità, quella di Lombardi complessa, violento contro l’ex compagna e afflitto da manie di persecuzione(è convinto che il precedente compagno dell’ex lo provochi, «basta vedere come parcheggia l’auto vicino al portone»), pone una serie di divieti al figlio «per pericoli da lui solo percepiti», per i Servizi sociali è impossibile dialogarci. Secondo il pm concedere l’attenuante per il fatto ingiusto altrui (la provocazione dei ragazzi) è «sproporzionato». l




 

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