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A Reggio Emilia l’inferno delle donne afghane

Lo racconta Tiziana Ferrario nel libro che presenta oggi ai Chiostri di San Pietro


26 maggio 2022 Giulia Bassi


Reggio Emilia «Quando mesi fa è arrivato l’annuncio che gli americani avevano deciso di lasciare l’Afghanistan, il mio pensiero è andato subito alle donne, quelle donne che avevo incontrato» spiega Tiziana Ferrario che oggi pomeriggio (ore 18) ai Chiostri di San Pietro presenta il suo ultimo libro “La principessa afghana e il giardino delle giovani ribelli” (ed. Chiarelettere), nell’ambito della rassegna “Il libri con l’autore”.
Da una storia vera, nasce il romanzo che racconta l'impavida resistenza delle donne afghane. Dialogano con lei Pina Tromellini e Laura Sassi.

«Ho voluto parlare di una donna – racconta Tiziana Ferrario – che ho conosciuto per caso un giorno a Roma, alla Farnesina. C’erano ancora i talebani nel paese, era intorno al 2000. Io sono andata un attimo a chiacchierare con lei perché mi aveva incuriosito: era Homaira, principessa nipote dell’ultimo re d’Afghanistan, Zahir Shah, in esilio a Roma»

La Ferrario sceglie la sua voce come simbolo di tutte le altre ragazze ribelli.
«Certo – ci dice – perché se adesso qualcuna tenta di parlare solamente, di cercare di essere se stessa è una ribelle».
A lungo inviata di politica estera, corrispondente da New York e volto del Tg1 della Rai, dopo aver raccontato l’Afghanistan come inviata di guerra a Kabul, ritorna nel paese ricaduto in mano ai Talebani con questo romanzo partendo dalla storia della principessa Homaira (1918-2002), accolta in Italia nel 1973, quando con la famiglia fu costretta a lasciare il suo paese a causa di un colpo di Stato che destituì re Zahir Shah, suo nonno.

Attraverso il racconto della vita e della sua rocambolesca fuga, tenace tessitrice di pace dà voce a un tema che le sta particolarmente a cuore: la difesa dei diritti di elle donne.

Nel romanzo immagina un giardino che riunisce la principessa fuggiasca e le giovani ribelli afghane: insegnanti, giornaliste, poliziotte, musiciste, giudici, studentesse, tutte protagoniste di una battaglia contro l’oppressione.

E le donne del romanzo sono molte, in ruoli chiave e simbolici: c’è la maestra Mariam, insegnante proprio «come avevo desiderato da bambina», ma anche la sminatrice Nabila, che sceglie questa missione pericolosissima per salvare i bambini, e le sue figlie, dalle insidie dei campi minati. Donne fiere e audaci in un mondo di uomini che le vuole sottomesse.

«Sono donne di tutte le età – prosegue Ferrario – alcune giovani che non hanno visto gli orrori del passato. Altre hanno conosciuto le pene della guerra e il peso della segregazione e non hanno intenzione di farsi imprigionare di nuovo. Tutte quante, in ogni caso, paiono animate da una gran voglia di fare, sono forti e fiduciose, ma lo so bene che nei loro villaggi camminano su una corda sospesa nel vuoto. È una sfida continua tra quelle montagne, se si nasce donne e nelle case sbagliate».

Tiziana Ferrario ribadisce l’urgenza di parlare del tema che le vicende legate della guerra con Ucraina hanno portato in secondo piano: «Non bisogna dimenticare – continua Ferrario – poiché la situazione è sempre più grave Dopo un inverno rigido, il blocco degli stipendi, il paese è alla fame e nel pieno di un emergenza sanitaria (è scoppiata anche un epidemia di morbillo) anche per questo il problema della condizione femminile è ancora più urgente abbiamo il dovere di occuparcene».

All’incontro prendono parte le allieve della Filef: Naglaa Katouch, Rasha Mohamed, Nguyen Que, Awa Konate. Ingresso libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti.


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