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Reggio Emilia. Herbarium, le “erbacce” come risorsa

Giulia Bassi
Reggio Emilia. Herbarium, le “erbacce” come risorsa

La mostra ideata da Alessandra Calò insieme a sei persone con fragilità

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Reggio Emilia Originale, quanto singolare e allo stesso tempo forte e delicato è Herbarium, il progetto nell’ambito di Fotografia Europea realizzato da Alessandra Calò che ha guidato un gruppo di sei persone con fragilità mirato alla costituzione di un erbario ideale.

«Sono stata coinvolta in un progetto sociale che pone l’attenzione sul tema dell’incontro tra fragilità e creatività, denominato “Incontri! Arte e persone” – spiega Alessandra Calò –. Insieme a sei persone disabili, ho intrapreso un percorso durato quattro mesi, che aveva come obiettivo un percorso laboratoriale che ci ponesse in dialogo con le collezioni dei Musei Civici, luogo che ci ospitava, e la realizzazione di un’opera d’arte, ispirata a questa esperienza».

Un’esperienza immersiva, articolata, concreta in cui tutti hanno preso parte e condiviso tutte le fasi del lavoro; si tratta di Valentina Bertolini, Paolo Borghi, Valentina De Luca, Cinzia Immovilli, Flavia Vezzani e Caterina Perezzani. «Incuriositi dalla ricca collezione custodita ed esposta nella sezione Spallanzani del museo, ho cercato di dirottare l’attenzione del gruppo su ciò che non è realmente visibile al pubblico: una serie di erbari custoditi in un vecchio armadio nella Saletta della Botanica. Nonostante il carattere scientifico che li contraddistingue (famosa è la collezione settecentesca di Filippo Re), ci siamo soffermati sullo “sguardo romantico” scoperto sfogliando un erbario dell’allora quattordicenne Antonio Casoli Cremona (1885) che catalogava in maniera amatoriale tutte le erbe presenti nel suo giardino e dintorni della città di Reggio Emilia».

«Questo erbario lo cominciai in questo volume legato, nel 1883-84 in quarta classe ginnasiale all’età di 14 anni» scrive Casoli nelle prime pagine del catalogo che nella saletta espositiva al Palazzo dei Musei, si vede in primo piano, in una teca da solo di fronte ai lavori realizzati uno per ogni partecipante. Quanto ad Alessandra Calò è un artista dalla personalità composita, profonda; come sappiamo le sue sono fotografie “senza macchina fotografica” poiché lei è interessata a riportare alla luce antiche tecniche di stampa e reinterpretando materiali preesistenti quali ritratti di famiglia e documenti d’archivio. Il termine è rayografie con allusione a quella tecnica del fotogramma che consiste nell'esporre oggetti a contatto con del materiale sensibile, di solito della carta fotografica.

Alessandra Calò racconta tutto con grande meticolosità, di un progetto in cui niente è casuale a partire dallo spazio scelto dove lei con il gruppo hanno operato: un vecchio lavatoio di marmi, dove hanno realizzato la camera oscura poi diventata sala espositiva.

«Contestualmente alla scoperta dell’erbario di Casoli, seguendo lo stesso percorso emozionale, ci siamo cimentati nell’osservazione della natura spontanea nei dintorni della nostra area di lavoro, riflettendo su come oggi la società tende ad ignorare tutto quello che non è conosciuto/catalogabile. La parola “erbaccia” si carica di significato, rendendolo un paragone più ampio e complesso. Ma se un’artista può trovare ispirazione nella diversità, possiamo noi trovare nelle “erbacce” una risorsa? In questo percorso, ho cercato di destrutturare il concetto di bellezza, allargandolo fino ad includere l’imperfezione, la fragilità e la marginalità, grazie ad una pratica fotografica antica». Il percorso rimane un’esperienza intima che rivive nelle singole opere dove vediamo quelle “erbacce” e nello stesso tempo le mani dei ragazzi che le hanno lavorate, in ogni caso ci restituisce le suggestive fasi del processo creativo.

L’accogliente cortile interno, retrostante il laboratorio, fa da contrappunto con un’installazione che accoglie e raccoglie testimonianze e suggestioni dell’arredo urbano, grazie al prezioso lavoro del gruppo de I Senzamai, custodi del Parco San Lazzaro, e Art Factory. . Herbarium si può ammirare fino al 12 giugno sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 18.

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