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Paterlini: «Il Comune di Reggio Emilia disse no al palatenda da 8.000 posti»

Adriano Arati
Paterlini: «Il Comune di Reggio Emilia disse no al palatenda da 8.000 posti»

L'ex presidente ricorda il progetto della Pallacanestro Reggiana: «Come parlare con un muro di gomma»

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Reggio Emilia «È come parlare con un muro di gomma, non si capisce che non si può sempre intervenire solo guardando all’oggi». Non usa perifrasi Ivan Paterlini, ex presidente della Pallacanestro Reggiana e imprenditore che per tanti anni – nel suo ruolo all’interno della principale formazione di basket cittadina – ha discusso su una soluzione a lungo termine per gli sport al coperto di vertice. E tante proposte presentate nel tempo, sostiene, non sono state minimamente recepite dall’amministrazione comunale.

«Quello che serve alla squadra è guardare avanti, avere prospettiva. Il Comune non lo ha capito, facendo lavori al PalaBigi con la stessa logica del Mirabello, mettendo delle pezze. Invece bisogna guardare avanti, non bisogna fare un palasport che serva oggi ma uno che serva fra quindici anni», sostiene. «Se oggi si fa un palazzetto con 4.500 posti, e stretti, fra un paio di anni ci si ritroverà con gli stessi problemi, perché una squadra di basket non può reggere economicamente, se non ha duemila posti a disposizione per gli ospiti. L’ho spiegato tante volte. Quando c’è l’annata in cui le cose vanno bene, i duemila posti degli ospiti sono quelli che ti risanano il bilancio», sottolinea. «Con i 4.500 posti dei tifosi reggiani affezionati la situazione non sta in piedi economicamente, i biglietti dovrebbero costare il doppio perché l’impianto reggesse. E non si può sempre pretendere che ogni anno qualcuno si sobbarchi bilanci negativi di un milione o due di euro, come accaduto ai miei tempi e come accade ora».

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Una soluzione più funzionale, per Paterlini, era disponibile, presentata all’epoca da Pallacanestro Reggiana. «Tre anni fa, prima dell’intervento in via Guasco, avevamo portato il preventivo di una società svizzera che si occupa di tensostrutture e opera anche con Wimbledon, una realtà seria. Se si tira una cattedrale di cemento armato, questa deve poi andare bene per venti o trent’anni almeno, e questo è un concetto superato: ora ci sono impianti che si prendono in affitto per il tempo che serve».

La proposta «prevedeva un palatenda da 8.000 posti, refrigerato e riscaldato, l’accordo era basato su un affitto annuo di 400mila euro per vent’anni e al termine si poteva scegliere se riscattare o rinunciare – spiega –. Il Comune doveva mettere a disposizione un’area con fognature e allacciamenti, e poi poteva subaffittare. Basket e pallavolo avrebbero certo pagato una parte della quota per usare la struttura, poi bastava qualche concerto per andare in attivo e dare una mano alla città».

«Mi dicevano: e se fra cinque anni non c’è più il basket? Si chiama l’azienda che porta via la struttura e nell’area si fa altro. Ci è stato detto che non c’erano i soldi, ma non era vero: il progetto non sarebbe costato nulla, in pratica, ma ci sono persone che non sono in grado di guardare oltre il loro naso».
In passato Paterlini e Pallacanestro Reggiana proposero un progetto per un palazzetto non lontano dallo stadio, il cosiddetto “sigaro”.

«Ma erano altri tempi, anche quello sarebbe diventato una sorta di cattedrale di cemento, invece il progetto per una tensostruttura moderna, più agile, sarebbe potuta servire anche per ovviare ai problemi del PalaBigi. Ci vuole l’intelligenza per ammettere l’errore, fermarsi e puntare su altre strade, come sarebbe potuto essere un palatenda da realizzare vicino alle Fiere, ai treni. Anche noi come Terminal One (il consorzio di imprenditori attivo alla Mediopadana, di cui Paterlini fa parte, ndr) avremmo potuto farcene carico». Invece, «ormai l’investimento è stato fatto, nessuno si scandalizza, secondo me qualcuno si dovrebbe dimettere: quando rifai un palazzetto non chiedi alla società di pallavolo quali sono le esigenze necessarie per non giocare in deroga ma a norma? L’ho detto tre anni fa e lo ribadisco, ristrutturare il palasport è stato sbagliato». In tutto questo, «si sono sentite pochissime voci di dissenso, solo Cinzia Rubertelli, fra le opposizioni, è intervenuta e le faccio i complimenti. Chi vuole correre per le prossime elezioni dovrebbe iniziare a sottolineare questi errori palesi, come quelli che hanno segnato anche i vari interventi sul Mirabello, per dire».

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