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La testimonianza: «L’elicottero sembrava esploso come una bomba»

L’escursionista che ha individuato il relitto «Ho scattato qualche foto e ho dato l’allarme» 


13 giugno 2022 Ambra Prati




Reggio Emilia «Quando ho visto quel pezzo ho pensato a un rifiuto di cartone. In realtà era un frammento dell’elicottero: era frantumato in pezzi piccolissimi, sembrava esploso come una bomba». Moreno Caprifogli, 56 anni, è l’escursionista che ha consentito di scoprire al terzo giorno di ricerche incessanti il luogo in cui è caduto l’A119 Koala Agusta, nel canalone del rio Lama tra i due rifugi Battisti e Segheria, dal quale sabato mattina è partito l’allarme.

L’elicottero, noleggiato dall’azienda di infralogistica Elettric80 di Viano, era decollato giovedì da Lucca e diretto nel Trevigiano: trasportava quattro manager turchi (Kenar Serhat, Cez Arif, Ilker Ucak, Erbilaltug Bulent) e due libanesi (Chadi Kreidy e Tarek El Tayak), oltre al pilota veneto Corrado Levorin, 33 anni. Caprifogli è un runner, iscritto alla Podistica Eden, appassionato di corsa in montagna. Risiede a Reggio Emilia ma è originario di Carpineti. A Villa Minozzo, dove la moglie ha un’abitazione, è di casa e appena può scappa in Appennino.

Dove stava andando sabato mattina?

«Sono partito da Reggio alle 5 da solo. A Febbio ho lasciato l’auto e sono salito sul monte Cusna: l’intenzione era andare verso il rifugio Segheria dalla strada forestale per poi risalire di nuovo sul Cusna dal versante opposto: è un percorso che faccio abitualmente, almeno un paio di volte al mese, quando ho meno tempo vado al Ventasso. Ho incontrato un caro amico, Fabio Caselli, ex difensore della Reggiana e istruttore alla piscina e palestra Eden di Corte Tegge; lui, essendo più giovane, faceva un giro più lungo verso Ligonchio, ci saremmo ritrovati più tardi per una birra com’è nostra abitudine».

E invece?

«Ho visto quello che pareva un rifiuto: sembrava un cartone. L’ho preso in mano: era un pezzo di carbonio giallo. Mi sono sporto e ho visto una serie di detriti: sono sceso giù nel dirupo di venti metri e ho notato un frammento con la scritta “Agusta”. Mi è subito sorto il dubbio che potesse trattarsi dell’elicottero perché ogni mattina, in ufficio, leggo i giornali e avevo seguito con curiosità la vicenda del velivolo scomparso: essendo informato, ho fatto due più due. Ho scattato qualche foto e sono andato al rifugio Segheria, l’unico posto dal quale si può telefonare perché quella zona è senza campo».

Quindi non ha visto i corpi?

«Per fortuna no, non la prima volta. È stato meglio non essermi avvicinato, avrei avuto davanti una scena raccapricciante. Li ho visti la seconda volta: quando, insieme al titolare del rifugio Segheria e a quello del Battisti (insieme all’operatore del Soccorso Alpino che si trovava lì per caso), siamo ridiscesi e con la luce del sole si vedevano i cadaveri. Erano già presenti finanzieri e operatori del Soccorso alpino: il primo che si è calato aveva una faccia...».

Cosa ha pensato quando ha visto le vittime?

«Mi sono augurato che non abbiano sofferto. Poi non sono più tornato».

Sarà sentito dalla Procura?

«Non so, finora non ho ricevuto comunicazioni. Ho rilasciato la mia deposizione ai carabinieri di Castelnovo Monti».

Il sindaco di Villa Minozzo vuole darle un premio: cosa ne pensa?

«Per carità. Conosco Sassi, due settimane fa ero in municipio da lui per un matrimonio; gli dirò di lasciar perdere, non è nella mia indole accettare riconoscimenti ».

Però ha dimostrato un alto senso civico.

«Ho fatto solo una telefonata, la scoperta è stata del tutto aleatoria. La sorte ha voluto che passassi da lì; altrimenti, come ha confermato il pilota dell’elicottero del 118, sarebbe stato impossibile avvistare i resti dall’alto. Le medaglie andrebbero consegnate a chi fa il mestiere di soccorrere e recuperare le persone, specie in montagna. Io non ho fatto nulla di eccezionale, a differenza degli operatori del Soccorso Alpino».

Cosa si sente di dire ai familiari delle vittime?

«Mi fa piacere aver contribuito a dare una degna sepoltura ai loro cari, anche se mi rendo conto che è una magra consolazione per loro».

Continuerà a correre per i monti?

«Certo. Finché le forze lo permettono». l


 

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