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Diga di Vetto. «Poche idee, tante aspettative finanziarie»

Mauro Grasselli
Diga di Vetto.  «Poche idee, tante aspettative finanziarie»

Cangiari (Europa Verde) critica il rilancio del progetto

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Vetto «Negli ambienti di “quelli che contano” sono giorni febbrili, come sempre accade alla vigilia di decisioni importanti. Lo si vede dal fiorire di convegni. Tra i convenuti ricorre la solita domanda? Quale diga, e di che tipo, vogliamo costruire sull’Enza? Quanto grande? Un susseguirsi di interrogativi che, se ve ne fosse ancora bisogno, rende evidente la strumentalità della discussione. Poche idee e molte aspettative finanziarie (stiamo parlando di 300 milioni di euro, se mai arriveranno). Ormai il merito del problema si è annebbiato e confuso, prigioniero delle contraddizioni che stanno emergendo».

È quanto afferma Duilio Cangiari, esponente di Europa Verde, da sempre molto critico sulla realizzazione di un invaso sull’Enza. «La questione diga sta scivolando lungo un pericoloso piano inclinato, tutto italiano – afferma Cangiari – quello dell’opera in sé, del suo valore intrinseco che, a un certo punto, prescinde dalle motivazioni che dovrebbero giustificarla, per far spazio ai veri motivi per cui si deve assolutamente fare, e cioè la pletora di “vantaggi” che un’opera finanziata con denaro pubblico suscita da sempre in questo paese. Non è un processo alle intenzioni, ma la constatazione di una realtà alle porte».

Ed ecco le ragioni di Cangiari: «È di questi giorni l’incontro dei consorziati del Parmigiano Reggiano, cioè dei produttori del noto formaggio, nel quale sono state presentati i dati dell’attività, a consuntivo dell’annata 2021. Ci si potrebbe aspettare un quadro caratterizzato da una drammatica crisi del settore, in una annata in cui la pandemia ha influito pesantemente su tante produzioni e sui consumi dei cittadini; un anno inoltre caratterizzato da ondate di calore e anche da una prepotente siccità che da sola avrebbe dovuto mettere in ginocchio l’intera filiera agricola dei territori del Consorzio. Ebbene, così non è stato, e di questo siamo i primi a rallegrarci. I dati presentati a Modena dal Consorzio del Parmigiano Reggiano vanno in tutt’altra direzione: il giro degli affari è passato dai 2,35 mld/euro del 2020 ai 2,7 mld/euro del 2021 e, soprattutto, la produzione nel comprensorio del “grana” dai 3,7 milioni di forme del 2020 , ha raggiunto il traguardo dei 4,7 milioni di forme nel 2021. Un aumento percentuale a due cifre, pari al 10,6%. Numeri estremamente positivi e performanti per un settore sicuramente in buonissima salute».

«Ma come in una commedia dei paradossi e delle contraddizioni – commenta Cangiari – assistiamo a una recita che ha del surreale: da un lato “quelli che” serve una grande diga per salvaguardare la produzione del re dei formaggi, mentre dall’altra, in una perfetta antinomia, “gli altri che”, e cioè i produttori, che declamano traguardi straordinariamente positivi di un settore che gode di ottima salute e che non vive certamente crisi produttive. Per queste ragioni il dibattito ora sembra spostarsi sulla produzione di energia, tanto è vero che un illustre studioso ha detto candidamente che più grandi sono le dighe e più sono convenienti (non una grande scoperta, peraltro…). Ma allora, giunti a questo punto, sorge spontanea una domanda: a chi giova, veramente, la costruzione di una grande infrastruttura idraulica sul fiume Enza? Certamente non all’intera vallata, che verrebbe distrutta da anni di lavori devastanti e rovinosi; neanche al fiume, che vedrebbe compromesso il suo corso naturale, e certamente non ai cittadini, che verrebbero depredati di un paesaggio naturale di straordinaria e unica bellezza, vero patrimonio collettivo, indisponibile e intoccabile, ma che con la grande opera sarebbe sacrificato per l’interesse di pochi». «E allora a chi giova veramente la grande opera, la diga sull’Enza? Per scoprirlo, da tempo, qualcuno va dicendo: attenti al fruscio delle banconote! Ebbene – conclude Duilio Cangiari – pare che questo sia il rumore prevalente, di questi tempi, anche in terra reggiana».


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