Diga di Vetto. «Poche idee, tante aspettative finanziarie»
Cangiari (Europa Verde) critica il rilancio del progetto
Vetto «Negli ambienti di “quelli che contano” sono giorni febbrili, come sempre accade alla vigilia di decisioni importanti. Lo si vede dal fiorire di convegni. Tra i convenuti ricorre la solita domanda? Quale diga, e di che tipo, vogliamo costruire sull’Enza? Quanto grande? Un susseguirsi di interrogativi che, se ve ne fosse ancora bisogno, rende evidente la strumentalità della discussione. Poche idee e molte aspettative finanziarie (stiamo parlando di 300 milioni di euro, se mai arriveranno). Ormai il merito del problema si è annebbiato e confuso, prigioniero delle contraddizioni che stanno emergendo».
È quanto afferma Duilio Cangiari, esponente di Europa Verde, da sempre molto critico sulla realizzazione di un invaso sull’Enza. «La questione diga sta scivolando lungo un pericoloso piano inclinato, tutto italiano – afferma Cangiari – quello dell’opera in sé, del suo valore intrinseco che, a un certo punto, prescinde dalle motivazioni che dovrebbero giustificarla, per far spazio ai veri motivi per cui si deve assolutamente fare, e cioè la pletora di “vantaggi” che un’opera finanziata con denaro pubblico suscita da sempre in questo paese. Non è un processo alle intenzioni, ma la constatazione di una realtà alle porte».
Ed ecco le ragioni di Cangiari: «È di questi giorni l’incontro dei consorziati del Parmigiano Reggiano, cioè dei produttori del noto formaggio, nel quale sono state presentati i dati dell’attività, a consuntivo dell’annata 2021. Ci si potrebbe aspettare un quadro caratterizzato da una drammatica crisi del settore, in una annata in cui la pandemia ha influito pesantemente su tante produzioni e sui consumi dei cittadini; un anno inoltre caratterizzato da ondate di calore e anche da una prepotente siccità che da sola avrebbe dovuto mettere in ginocchio l’intera filiera agricola dei territori del Consorzio. Ebbene, così non è stato, e di questo siamo i primi a rallegrarci. I dati presentati a Modena dal Consorzio del Parmigiano Reggiano vanno in tutt’altra direzione: il giro degli affari è passato dai 2,35 mld/euro del 2020 ai 2,7 mld/euro del 2021 e, soprattutto, la produzione nel comprensorio del “grana” dai 3,7 milioni di forme del 2020 , ha raggiunto il traguardo dei 4,7 milioni di forme nel 2021. Un aumento percentuale a due cifre, pari al 10,6%. Numeri estremamente positivi e performanti per un settore sicuramente in buonissima salute».
«Ma come in una commedia dei paradossi e delle contraddizioni – commenta Cangiari – assistiamo a una recita che ha del surreale: da un lato “quelli che” serve una grande diga per salvaguardare la produzione del re dei formaggi, mentre dall’altra, in una perfetta antinomia, “gli altri che”, e cioè i produttori, che declamano traguardi straordinariamente positivi di un settore che gode di ottima salute e che non vive certamente crisi produttive. Per queste ragioni il dibattito ora sembra spostarsi sulla produzione di energia, tanto è vero che un illustre studioso ha detto candidamente che più grandi sono le dighe e più sono convenienti (non una grande scoperta, peraltro…). Ma allora, giunti a questo punto, sorge spontanea una domanda: a chi giova, veramente, la costruzione di una grande infrastruttura idraulica sul fiume Enza? Certamente non all’intera vallata, che verrebbe distrutta da anni di lavori devastanti e rovinosi; neanche al fiume, che vedrebbe compromesso il suo corso naturale, e certamente non ai cittadini, che verrebbero depredati di un paesaggio naturale di straordinaria e unica bellezza, vero patrimonio collettivo, indisponibile e intoccabile, ma che con la grande opera sarebbe sacrificato per l’interesse di pochi». «E allora a chi giova veramente la grande opera, la diga sull’Enza? Per scoprirlo, da tempo, qualcuno va dicendo: attenti al fruscio delle banconote! Ebbene – conclude Duilio Cangiari – pare che questo sia il rumore prevalente, di questi tempi, anche in terra reggiana».
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