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La Curia contro don Crescimanno «Viola la comunione ecclesiale»

Casalgrande: nuove segnalazioni, duro intervento pure per don Maccabiani


14 giugno 2022 Adriano Arati




Casalgrande Le funzioni in latino celebrate a Casalgrande Alto? Fuori da ogni permesso. Usa toni molto fermi la Curia vescovile della diocesi di Reggio Emilia e Guastalla, nel segnalare le messe e gli eventi promossi da don Claudio Crescimanno in collaborazione con un altro sacerdote, don Andrea Maccabiani. Attività scoperte nell’autunno scorso, portate avanti negli spazi di una cooperativa agricola nei colli di Casalgrande Alto, con la partecipazione di fedeli reggiani e sassolesi. Persone che si rifanno alla visione tradizionalista del 55enne don Crescimanno, originario di Modena, all’epoca incardinato nella diocesi di Isernia-Venafro e operante in terra reggiana senza il permesso né del proprio vescovo di riferimento, né tantomeno di quello ospitante.

La vicenda ha fatto molto discutere per vari aspetti: l’assenza di precauzioni contro il Covid; la partecipazione dell’ex assessore di Sassuolo Corrado Runi; celebre per le posizioni anti-vaccino; l’utilizzo del messale in latino. Una miscela di tradizionalismo, conservatorismo rigido e posizioni “anti-sistema” che aveva condotto, a fine 2021, a un intervento della Diocesi reggiana, dopo diversi passaggi con gli uffici della Santa Sede. L’area di Casalgrande Alto era stata parzialmente abbandonata, ma i ritrovi sono poi ripresi, come confermato da molte segnalazioni. E ora arriva una nuova reazione, ancora più secca, in cui la Curia precisa che nessuna comunicazione sulle attività era stata inviata al nuovo vescovo Giacomo Morandi, «in violazione della comunione ecclesiale e del diritto canonico». Il messaggio è stato diffuso in tante parrocchie reggiane e modenesi. Si sottolinea come le messe siano fuori dal diritto: «Un sacerdote, se sconosciuto, può essere ammesso a celebrare la Santa Messa purché esibisca la lettera del suo Ordinario o celebret. Nelle situazioni in esame ciò non è avvenuto; pertanto, celebrare senza il consenso dell’Ordinario diocesano è un atto illecito, seppur valido».

C’è poi il tema della cerimonia in latino, superata dal Concilio Vaticano II e permessa solo dietro formale beneplacito vescovile. «Nella nostra diocesi non sono state avanzate richieste di costituzione di nuovi gruppi; ove venissero poste in essere celebrazioni che utilizzino il Missale Romanum del 1962, i fedeli dovranno ritenerle non conformi», dice la diocesi. Un altro aspetto sensibile riguarda il sacramento della Confessione: «Per la valida assoluzione dei peccati si richiede che il ministro, oltre alla potestà di ordine, abbia la facoltà di esercitarla sui fedeli ai quali imparte l’assoluzione: la confessione senza facoltà è invalida». E nel caso in questione, la facoltà non è stata assegnata. La comunità di don Crescimanno continua a muoversi oltre il limite: rimane un rischio per i fedeli di «incorrere in aperte violazioni della comunione ecclesiale e in irregolarità nei sacramenti».l

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