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Giallo di Toano, i Ris nella casa di Beppe

I militari vogliono ricostruire la scena del crimine. Con loro anche il Rac. La moglie è presente: «Mi manca mio marito»


15 giugno 2022 Elisa Pederzoli


Toano Ore 10 di ieri. Le porte della villetta di Cerrè Marabino dove viveva Giuseppe Pedrazzini, l’uomo di 77 anni trovato morto nel pozzo a pochi metri da lì, si sono riaperte per il sopralluogo dei carabinieri del Reparto Analisi Criminologiche (Rac) e del Reparto Investigazioni Scientifiche (Ris).

Sotto la lente ci sono gli ambienti in cui l’anziano ha vissuto con la moglie Marta Ghilardini, la figlia Silvia, il genero Riccardo Guida: tutti e tre indagati per sequestro di persona, omicidio, soppressione di cadavere e truffa ai danni dello Stato.

C’era anche la moglie, accompagnata dall’avvocatessa che la difende Rita Giglioli, al sopralluogo. E in parte ha assistito agli accertamenti.

«Mi manca mio marito...» sono state le parole pronunciate ai cronisti, assiepati fuori dall’abitazione.
Gli uomini del Ris si sono occupati di rilievi fotografici e descrittivi, ma anche di repertamento di tracce latenti, sia biologiche che di altra natura. È chiaro che quella che si cerca di ricostruire è la scena del crimine compiuto ai danni di Giuseppe Pedrazzini, anche con tecnologia 3D: scanner che hanno fatto una mappatura degli ambienti dell’abitazione di Cerrè Marabino.

Per quanto riguarda il Rac, invece, in azione ci sono stati militari psicologi, criminologi ed esperti in scienze forensi che hanno un altra missione: quella di individuare elementi di rilevanza psicologica e criminologica, per la ricostruzione dei profili sia degli indagati che della vittima.

In questa tragica vicenda sono quattro i protagonisti. La vittima è Giuseppe Pedrazzini, 77 anni. La preoccupazione per la sparizione dalla circolazione dell’anziano, in paese aveva iniziato a circolare da mesi. Sono stati i parenti di lui – il fratello, le sorelle, i nipoti – dopo mesi di preoccupazioni senza ricevere alcuna vera rassicurazione circa le sue condizioni, a chiedere aiuto ai carabinieri e a denunciare la sua scomparsa.

Il primo elemento che ha messo gli investigatori in allarme è stato il fatto che a casa dell’uomo, la moglie, la figlia e il genero hanno iniziato a raccontare che l’uomo era andato via da casa, senza farvi mai più ritorno. E senza che loro, però, presentassero mai una denuncia di sparizione.

Quando hanno iniziato a cercare fattivamente con l’aiuto di una unità cinofila, Pedrazzini è stato trovato, purtroppo però morto: il suo cadavere giaceva nel pozzo vicino a casa, sulla cui apertura era stato messo un grosso masso.

Un quadro che aveva fatto scattare il fermo per i tre famigliari, con accuse pensatissime. Benché il gip Dario De Luca non abbia convalidato il fermo e abbia rimesso in libertà i tre, le indagini dei carabinieri coordinate del pm Piera Giannusa vanno avanti con determinazione: il magistrato ha fatto ricorso al provvedimento e il 20 giugno è fissata l’udienza in cui si ridiscuterà della misura cautelare per i tre.

Intanto, Marta Ghilardini – che ha solo l’obbligo di dimora a Toano, mentre genero e figlia devono restare fuori regione – ha parlato al pm: nega l’omicidio, parla di morte naturale, ma per aver gettato il cadavere nel pezzo punterebbe il dito su figlia e genero.

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