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P38, si scioglie la band che a Reggio Emilia inneggiava alle Br

P38, si scioglie la band che a Reggio Emilia inneggiava alle Br

L’annuncio su Instagram: «Il progetto giunto è al termine»

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Reggio Emilia «Il progetto P38 è giunto al termine». Con questo post sui social la P38, band musicale indagata dalla procura di Torino per i testi che contengono riferimenti alle Brigate Rosse, ha annunciato la fine delle attività. Il Primo maggio si erano esibiti all’Arci Tunnel di Reggio Emilia, portando sul palco, con il volto coperto da passamontagna, la stella a cinque punte delle Br e brani sugli anni di piombo.

Tra gli autori di esposti presentati contro la band quello della figlia di Moro, Maria Fida, e di Bruno D’Alfonso, figlio di un carabiniere ucciso dalle Br. A mostrare indignazione per il concerto anche Lorenzo Biagi, figlio di Marco, il docente universitario e consulente di diversi ministri del Lavoro ucciso nel 2002 dalle Nuove Brigate Rosse.

«Il tribunale dei magistrati e quello dei giornalisti – si legge sul profilo Instagram della band – incombono sulle nostre vite personali. I nostri telefoni, le nostre abitazioni e i nostri cari sono controllati da reparti Digos di tutta Italia. Soltanto nell’ultimo mese abbiamo visto saltare più di dieci date live che avevamo programmato, a volte per volontà degli organizzatori, a volte per motivi di forza maggiore che vi lasciamo immaginare. Tutto il nostro staff si è fatto da parte per timore di ripercussioni legali». Nelle scorse settimane, i componenti del gruppo avevano lanciato una raccolta fondi online per sostenere le spese legali e aveva praticamente raggiunto l’obiettivo dei diecimila euro prefissato, dando il via anche a un’iniziativa di marketing con magliette sul tema degli anni di piombo.

«Ci avete supportato in moltissimi – scrive la band rivolgendosi al pubblico – dimostrando un affetto che mai avremmo creduto di poter ricevere, e per questo vi ringraziamo immensamente. Ma purtroppo l'affetto non è bastato».

Il gruppo, subito dopo il concerto al Tunnel, era stato accusato di istigazione a delinquere insieme al presidente del circolo Arci, Marco Vicini. I quattro componenti della band sono stati identificati nel giro di qualche giorno, risultando gravitanti sul Bolognese: fino a quel momento erano infatti sconosciuti perché si esibivano in passamontagna e usavano dei nomi d’arte. E, prima delle indagini reggiane, sulle loro tracce c’era già la Procura di Torino. «Ci togliamo il passamontagna – è la conclusione del gruppo annunciando lo scioglimento – per tornare in mezzo a voi come persone, come amici, come compagni. Ma non più come P38».

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