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L’Arci di Reggio Emilia e la “grana” Tunnel. «Siamo delusi anche dal Pd»

Gabriele Farina
L’Arci di Reggio Emilia e la “grana” Tunnel. «Siamo delusi anche dal Pd»

Catellani: «I Carc al Fenulli? Inopportuni nei nostri circoli»

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Reggio Emilia «Amareggiato e deluso da una parte della maggioranza consiliare». Daniele Catellani è il presidente provinciale dell’Arci di Reggio Emilia. Catellani soppesa le parole e prende posizione.

Sul tavolo il concerto degli ormai disciolti “trappisti brigatisti” della P38 Gang al circolo reggiano Tunnel lo scorso 1° maggio e l’imminente evento dei Carc a Reggio Emilia a cui consiglia ai propri circoli di chiudere le porte.
Senza dimenticare gli iscritti in calo e le bollette in aumento, la pandemia e i finanziamenti contestati.

Presidente Catellani, sono stati anni difficili?
«Sì, soprattutto negli ultimi anni. Abbiamo affrontato la pandemia e i circoli chiusi. È stato complicato gestire la crisi economica e pandemica. Nonostante ciò, abbiamo organizzato bei progetti con belle risposte di pubblico».

Come hanno influito i rincari delle bollette?
«In alcuni circoli sono raddoppiate, per non dire triplicate. Non dimentichiamo che gli incassi sono diminuiti anche per la paura degli utenti più anziani. Facciamo il possibile con le raccolte fondi, ma è indubbio che con le bollette così alte non ci reggiamo tantissimo».

Quanti sono oggi i circoli reggiani in provincia?
«Dagli ultimi dati del 2021 sono 125. A settembre si concluderà il tesseramento e avremo nuove cifre. Il 2021 è stato un anno molto difficile. In media, abbiamo 35-40mila soci. L’anno scorso sono stati circa 15-16mila. Nel 2022 abbiamo una prospettiva di netto miglioramento».

Ci sono circoli che hanno chiuso i battenti?
«La pandemia ha contribuito negativamente a una dozzina di circoli. Il grosso ha retto con qualche patrimonio accantonato e qualche ristoro, soprattutto dalla Regione. Dobbiamo trovare un modo per rinnovare le attività, sapendo che la pandemia ha accelerato la riduzione del volontariato».

Come opera un circolo?
«Ogni circolo è autonomo. Ha un consiglio direttivo, i propri soci e responsabili. Organizza le attività finalizzate alla promozione culturale, sociale e formativa. Le risorse servono a pagare i costi della struttura, il resto è messo a riserva e reinvestito nelle attività l’anno dopo».

In autonomia ha scelto anche il circolo Tunnel per il concerto della P38 Gang organizzato il 1° maggio?
«Sì. Abbiamo subito condannato i contenuti del concerto e chiesto scusa alle famiglie delle vittime delle Brigate Rosse. La decisione è stata presa dal consiglio direttivo del circolo Tunnel. Noi l’abbiamo scoperto dai giornali. A quel punto, potevamo ritirare l’affiliazione oppure potenziare il dialogo con il Tunnel: abbiamo scelto la seconda strada, cercando di capire come è stata operata la scelta. Noi abbiamo fatto presente la nostra opinione. Loro hanno motivato la scelta con la partecipazione della band a un festival. Il Tunnel non è un covo di brigatisti né una sede di partito. Hanno operato la loro scelta, ma sui contenuti del concerto non mi trovo d’accordo».

Il presidente del circolo Tunnel Marco Vicini è indagato per “istigazione a delinquere”. Un commento?
«Credo sia l’unico caso italiano in cui un organizzatore sia indagato con la band. Siamo su questi termini».

C’è poi il “no” del circolo Arci Fenulli all’evento in città il 25 e 26 giugno dei Carc, schieratisi con la P38 Gang. Una scelta autonoma?
«Siamo intervenuti, dando un’opinione. Abbiamo chiamato il presidente del circolo e ricordato che all’interno del Fenulli c’è il padre (Mauro Vicini) del presidente del Tunnel, suggerendo che non è il caso di ospitare l’evento a tutela del circolo e dell’Arci».

Sarebbe quindi un problema ospitarlo in altri circoli?
«Sì. Vale la stessa circostanza del circolo Fenulli. La questione non riguarda i Carc, ma il momento attuale».

S’è sorpreso del dibattito in consiglio sul concerto del primo maggio?
«Sono rimasto abbastanza stupito del voto. I finanziamenti di 11mila euro citati dalla Lega non provengono dal Comune, ma da risorse per due anni dell’emergenza Covid. Da tempo non c’è più una collaborazione con il Comune sul tema economico. Non ho capito perché un pezzettino della maggioranza abbia votato con la Lega, mentre l’altra sceglieva un atteggiamento costruttivo. Sono amareggiato e stupito».

Come ci si pone in modo costruttivo rispetto alle sfide di oggi?
«Innanzitutto, confrontandosi su quanto ha funzionato e quanto no. La prima fase è una conoscenza maggiore della nostra rete. Inoltre, occorre sperimentare nuove attività: bisognare ampliare i principi alla base dell’Arci e renderci più contemporanei senza disconoscere la nostra identità. Va promossa una nuova cultura del volontariato. Mi lasci poi dire un’ultima cosa sul circolo Tunnel».

Prego.
«Non è compito del presidente dell’Arci di Reggio Emilia cambiare il presidente di un circolo: ciò compete ai soci. Sono loro che eleggono il direttivo, che a sua volta nomina il presidente. Il processo di rinnovamento al Tunnel era già in atto nel 2021 a settembre, ma si è arrestato per la pandemia e la riforma del terzo settore. Con il direttivo del circolo abbiamo sempre collaborato molto bene insieme. Un’esperienza del genere non si butta via».

Come si possono “conquistare” i giovani?
«Partendo dalle attività a cui possono partecipare. Difficilmente un giovane va a fare volontariato in una bocciofila in cui si gioca a carte. È più facile che partecipi a un concerto. Dopo averlo “agganciato”, occorre “ingaggiarlo”. Non va soltanto adoperato il giovane come manovalanza, ma va responsabilizzato. In alcune realtà giovanili ciò succede. Nei circoli tradizionali sono però giovani le persone dai 35 ai 55 anni. Si va in pensione più tardi e non c’è più il naturale ricambio generazionale».

Quale è un bilancio in vista della fine del mandato?
«Abbiamo affrontato tutte le difficoltà a testa alta, grazie al lavoro di tutti e non soltanto i componenti del comitato. Sono molto soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto anche con la solidarietà».

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