Sala giochi contestata. Il Comune di Reggio Emilia sfida il Tar
Annunciato il ricorso al Consiglio di Stato
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Reggio Emilia Il “distanziometro” soccombe se le sale giochi non hanno un luogo dove trasferirsi.
Ecco la motivazione della sentenza del Tar di Parma che accoglie in parte il ricorso presentato da una sala giochi reggiana. Il Comune di Reggio Emilia però non si arrende e annuncia il ricorso al Consiglio di Stato.
La vicenda nasce quando la sala giochi riceva un provvedimento di chiusura sulla base della legge regionale contro l’azzardopatia.
In tale contesto, entra in campo il “distanziometro” cioè la distanza minima di almeno cinquecento metri tra attività quali sale bingo e sale slot e attività giudicate “sensibili”, quali scuole, spazi dedicati ai giovani e chiese.
La sala giochi in questione non si è arresa davanti al provvedimento di chiusura e ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Parma.
Ad aprile, la decisione dei giudici “contestualizza” la misura del “distanziometro” alla luce degli spazi reggiani.
In particolare, il Tar sancisce che «le sale non possono essere chiuse qualora non sia possibile la loro dislocazione in altra area».
Una possibilità che, secondo il tribunale, sarebbe negata di fatto nella città del Tricolore per via di «una situazione peculiare» secondo cui trasferire la sala giochi avrebbe determinato «il verificarsi di un effetto espulsivo dell'attività». Tutto ciò, proseguono i giudici, come effetto di «una normativa urbanistica che ne impedisce la presenza». Il Comune di Reggio Emilia impugna la decisione e ricorre al Consiglio di Stato.
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