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Il caso

Vigili della Val d’Enza, Fabbiani e Pallai puntano all’illegittimità del licenziamento

Ambra Prati
Vigili della Val d’Enza, Fabbiani e Pallai puntano all’illegittimità del licenziamento

Dopo l’assoluzione, udienza dal giudice del lavoro

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Val d’Enza Annalisa Pallaie Tito Fabbiani, 49 anni lei 59 anni lui, reduci dalla sentenza di primo grado sull’inchiesta che ha travolto la polizia locale dell’Unione Val d’Enza a loro favorevole, il 30 giugno compariranno davanti al giudice del lavoro per chiedere l’annullamento del licenziamento e il reintegro. Soprattutto per Pallai, che è stata assolta con formula piena, ci sono buone probabilità di riuscita. Se il giudice civile riconoscesse che il licenziamento è stato illegittimo l’ex datore di lavoro – cioè l’Unione Val d’Enza – potrebbe essere costretto a versare tre anni e mezzo di stipendi arretrati. 

La sentenza emessa venerdì dal collegio presieduto da Cristina Beretti apre altri scenari. A conclusione del processo sono cadute le accuse per i reati più pesanti, quelli contro la pubblica amministrazione. Una pena tutto sommato minima invece per l’ex vice comandante Tito Fabbiani, condannato a un anno e due mesi (pena sospesa) per abuso di mezzi di correzione e disciplina: è stato derubricato così il reato di maltrattamenti nei confronti di tre agenti sui cinque costituitisi parte civile. L’accusa aveva chiesto per lui una pena di sei anni. Per Pallai era stata chiesta una condanna a un anno e quattro mesi per truffa in concorso con Fabbiani e invece è stata assolta, così come l’ex comandante 55enne Cristina Caggiati a fronte di un anno e sei mesi di richiesta.

Un verdetto che con tutta probabilità sarà impugnato dal pm Valentina Salvi. «Non so quali siano le intenzioni dell’accusa, di certo noi intendiamo ricorrere in appello – commenta l’avvocato Giulio Garuti, codifensore della coppia insieme all’avvocato Gabriele Riatti –. Vogliamo essere assolti anche dall’unica condanna rimasta, peraltro per un reato minore». 

L’esito penale positivo potrebbe poi avere conseguenze “a cascata” sulla causa civile che, in parallelo, Pallai e Fabbiani stanno portando avanti. Entrambi erano stati sospesi dal servizio e poi licenziati nel 2019, provvedimento impugnato tramite l’avvocato Marco Ferri. Caggiati è già stata reintegrata. «È chiaro che la sentenza di primo grado potrebbe agevolare anche la causa di lavoro, soprattutto per Pallai che è stata pienamente assolta – commenta Ferri –. Noi chiediamo di dichiarare illegittimo il licenziamento. Se l’istanza sarà accolta è come se il dipendente non avesse mai smesso di lavorare, perciò l’Unione sarebbe tenuta al risarcimento del danno calcolato (sull’ultimo stipendio) dal giorno del licenziamento al giorno dell’annullamento».
 
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