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Reggio Emilia, dalla pulizia degli spazi verdi al “controllo di comunità”

Gabriele Farina
Reggio Emilia, dalla pulizia degli spazi verdi al “controllo di comunità”

Residenti di via Piaggia inarrestabili dopo la battaglia vinta

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Reggio Emilia Sette sacchi raccolti, un obiettivo comune: dare sempre la giusta attenzione al polmone verde sotto casa.

I residenti di via Piaggia sono riusciti a tener lontane le ruspe dall’amato parco del Quinzio. Il successo del passato prenderebbe polvere come un trofeo lasciato in un angolo senza che nessuno se ne possa prendere cura.

Così i cittadini hanno deciso di mettersi a fare letteralmente pulizia. Una decina di abitanti della zona si è ritrovata sabato mattina nell’area verde con guanti, pinze e sacchi per raccogliere rifiuti.
Oggi conferiranno tutto l’indifferenziato alla stazione ecologica Iren di via Mazzacurati. Il resto i volontari lo hanno già riposto negli appositi contenitori.

«Abbiamo raccolto tanta plastica – riconosce Davide Duchetta, esponente del comitato di quartiere – e altra immondizia che in caso contrario sarebbe andata via con il vento. Il Comune non è disattento, ma servirebbe avere un po’ di cura in più».

Una cura aggiuntiva che Duchetta identifica con precisione. «Bisognerebbe partire dai giochi – aggiunge il componente del comitato – proprio di fronte all’area in cui abbiamo operato noi. Ci sono tante panchine, ma un unico cestino che straborda. I vecchi e i ragazzi trovano sempre tanto “schifo” tra cocci di vetro, lattine, canne. Davvero un peccato, visto che il parco è un bene comune e lo utilizzano tutti».

Il residente apprezza l’impegno messo in campo dai giovani del gruppo “Parchetto crew”, traducibile in modo calcistico come “Quelli del parchetto”.
Il calcio non è l’unico motivo per cui i residenti della zona si appassionano all’area verde. «Siamo un gruppo di vicini di casa che a malapena si conoscevano – ripercorre il residente – ma che ha avviato insieme il percorso che ha portato alla mozione in Consiglio comunale e alla certezza che l’accordo tra il Comune di Reggio Emilia ed Edilgrisendi fosse sottoscritto. Così l’area verde potrà rimanere tale e si possono fare investimenti anche semplicemente per fare allenare i ragazzi, dar loro attrezzature sportive e mettere nuove panchine nel parco».

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Le idee sono come le ciliegie: una tira l’altra. In tal senso, i perfetti sconosciuti di ieri intendono essere ancora più uniti domani. «Siamo un gruppo aperto a tutto il quartiere – specifica Duchetta – e stiamo cercando di sviluppare l’idea di un controllo di comunità. Ce ne sono un bel po’ a Reggio Emilia, vogliamo farlo anche noi».

Il controllo di comunità mette in correlazioni i cittadini alle forze dell’ordine per aumentare la sicurezza attraverso un occhio più attento sul territorio, senza interventi diretti dei residenti o oronde. Tale controllo si estende dalle segnalazioni di tipi sospetti e possibili furti all’individuazione dell’abbandono dei rifiuti.

Si torna dunque all’aspetto verde a cui i residenti dimostrano di credere profondamente.
«Abbiamo fatto una bella pulizia collettiva – esclama Enrica Colella, residente in prima linea sia per la cura del verde sia per la battaglia dell’anno scorso – e torneremo a rifarla. Abbiamo trovato tanta plastica e tanta carta, rifiuti lasciati abbandonati nell’erba e tante mascherine abbandonate».

«C’è gente che bivacca», osserva Duchetta, pronto a rimettersi in gioco per la pulizia e non soltanto. «Come comitato di quartiere abbiamo proposte da suggerire al Comune di Reggio Emilia – rilancia il residente – in modo da poter realmente mettere mano all’area, grande quanto un campo da calcio e mezzo. Si potrebbero realizzare grandi opere senza grossi costi di manutenzione».

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Come Elia Fontana del gruppo dei giovani, così Duchetta tiene a precisare che l’attenzione all’area verde non è fossilizzata unicamente sul pallone, nemmeno a una visione maschile del divertimento e neppure a una prospettiva che metta al centro i giovani senza ricordarsi degli anziani. «Io ho 43 anni, ma sabato alla pulizia l’età media era di settant’anni», riconosce con un battuta lo stesso Duchetta.

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