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Cinque Stelle a rischio implosione. Reggio Emilia pronta a scaricare Di Maio

Nessuna difesa per il ministro nella sfida a Conte. «Ma l’intesa resta possibile»


21 giugno 2022 Gabriele Farina


Reggio Emilia Le armi in Ucraina aprono un fronte interno al Movimento 5 Stelle e Reggio Emilia non rimane neutrale. Restano distanti le posizioni tra il capo del M5s ed ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e l’attuale ministro degli Esteri, ed ex capo del M5s, Luigi Di Maio. Il “casus belli” è il ruolo dell’Italia nel conflitto tra Russia e Ucraina. Sullo sfondo, ferite come il limite dei due mandati e il sostegno al governo Draghi, successore del cosiddetto “avvocato del popolo”. «Così ci biodegradiamo in tempi record», si sfoga il fondatore Beppe Grillo, citato dall’Adnkronos.

Il Consiglio nazionale M5s condanna all’unanimità le frasi del ministro sulle armi. «Queste dichiarazioni, unitamente a quelle che evocano un clima di incertezza e di allarme in materia di “sicurezza nazionale” e quindi di instabilità del nostro Paese, sono suscettibili di gettare grave discredito sull’intera comunità politica del M5s, senza fondamento alcuno», la posizione unitaria.

La riunione si tiene su Zoom domenica sera. Ieri la vicepresidente della Camera e deputata grillina Maria Edera Spadoni ha preferito non schierarsi nel fronte interno. «Un gruppo unito si vede nei momenti di difficoltà – scriveva Spadoni il 29 maggio 2019 su Twitter –. C’è da cambiare rotta e lo si farà tutti insieme. A Luigi il mio sostegno e appoggio. Forza».

Allora la vicepresidente difese la scelta operata da Di Maio di sottoporsi al voto sulla piattaforma Rousseau dopo i risultati delle amministrative. Ora incombe una nuova consultazione interna al M5s su un tema spinoso: il limite dei due mandati.

Spadoni è alla seconda elezione, come il ministro degli Esteri. Sul punto, la linea del fondatore è chiara: «Appare sempre più opportuno estendere l’applicazione delle regole che pongono un limite alla durata dei mandati».

Le eccezioni non devono insomma diventare la regola. «Il limite dei due mandati è una regola sacrosanta», interviene il deputato guastallese Davide Zanichelli.
Il parlamentare potrebbe ambire al “bis” per il “mandato zero” che ha abbuonato i percorsi come consiglieri comunali dal computo dei mandati. A introdurlo nel 2019 lo stesso Di Maio.

«La politica è una forma di servizio civile – l’interpretazione del guastallese –. Una volta finiti i mandati, torni fuori a lavorare». Zanichelli si schiera con Conte nel dibattito militare. «Se mandiamo le armi contribuiamo alla pace o esacerbiamo il clima? – chiede il deputato – Quando Conte ha preso posizione in merito, tutti gli sono venuti dietro».

Tutti fuorché il capo della Farnesina. «Di Maio è al governo Draghi e fa il ministro degli Esteri – prosegue il deputato –. In Italia la Repubblica è parlamentare e il governo esegue quanto deciso in Parlamento».

Si schiera per la pace anche la senatrice correggese Maria Laura Mantovani, al primo mandato. «Questo conflitto va prima di tutto fermato – incita Mantovani –, anche Francia e Germania sono restìe ad alimentare una guerra potenzialmente devastante per l'Europa, che sta avendo conseguenze anche economiche che peseranno per molti anni».

La senatrice M5s soppesa le frasi del ministro degli Esteri. «È evidente che la carica ricoperta da Di Maio è piuttosto delicata e pesa a livello internazionale – giudica Mantovani –, le sue dichiarazioni in questo caso dipendono ovviamente dalla linea del governo Draghi. Ma il M5s non è il governo e le opinioni possono anche divergere su alcuni punti, anche se, in questo caso la posizione del M5s non ha mai operato un disallineamento dell’Italia rispetto all’Alleanza euro-atlantica e rispetto all’Unione Europea».

Per la senatrice le eccezioni ai due mandati non devono diventare la regola. «Troveremo di certo un punto di accordo – giudica Mantovani sul caso Di Maio –, dal momento che stiamo tutti perseguendo gli stessi obiettivi».

Più critica Paola Soragni, consigliera comunale reggiana. Mentre il capogruppo Gianni Bertucci tace, Soragni attacca: «A Roma il Movimento ha già espulso il senatore Nicola Morra, nonostante sia il presidente della Commissione Antimafia. Si può sacrificare anche qualcun altro. Occorre portare avanti la linea effettiva del M5s».

Soragni si dice contro l’appoggio al governo Draghi e a favore della regola dei due mandati. «Grillo era stato chiaro – motiva la consigliera – ma ora Di Maio vuole rimandare la questione a voto. Per me devono essere due per evitare la radicalizzazione dei soggetti in Parlamento. Le figure importanti possono lavorare lo stesso nei direttivi e nei gruppi tematici: non serve stare trent’anni in Parlamento».

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