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cronaca

Costrinse una 17enne a prostituirsi: arrestata a Reggio Emilia per tratta di essere umani

Condannata una 49enne nigeriana. Soggiogò la ragazzina con un rito voodoo


22 giugno 2022


Reggio Emilia Riduzione in schiavitù, tratta di persone e acquisto e alienazione di schiavi. È sulla base di questi reati che i carabinieri della stazione di Reggio Emilia Santa Croce hanno condotto in carcere Eunice Agbonze, 49enne nigeriana sulla quale l’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura ha emesso un ordine di carcerazione per una condanna diventata definitiva.

La donna era finita in manette nel luglio 2018, quando era stata prelevata dall’abitazione di via Veneri. E ora deve scontare 10 anni, 5 mesi e 22 giorni di reclusione. La condanna a suo carico è diventata esecutiva il 17 giugno, quando la Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla 49enne, finita quattro anni fa insieme a due connazionali nell’operazione “Ruthless”, dall’inglese “spietato”, all’epoca condotta dalla Squadra Mobile.

L’indagine era stata resa possibile grazie al progetto Rosemary, che cerca di aiutare le ragazze che vengono fatte prostituire. Gli operatori del progetto avvicinarono a fine 2016 una vittima, all’epoca 17enne, dando l’avvio a una complessa inchiesta che nel luglio del 2018 si era conclusa con l’arresto della 49enne, del marito e di altro connazionale residente nel Bresciano. Per i tre le manette scattarono per i reati di sfruttamento della prostituzione e tratta di esseri umani. La 17enne nigeriana raccontò di un viaggio terribile attraverso il deserto, in mano agli schiavisti e circondata da cadaveri avvolti dalla sabbia. Poi, una volta arrivata in Italia, avvenne il reclutamento per metterla subito in strada e farla prostituire. La giovane era stata ridotta in schiavitù a Reggio Emilia, senza saperlo. E già in patria era stata venduta come una merce qualunque, a sua insaputa, con la promessa di una vita migliore in Europa. Ma, una volta giunta in Italia, trovò solo orrori, violenze e paura. Un soggiogamento avvenuto anche attraverso un rito voodoo.

Nel corso dell’inchiesta, oltre alla testimonianza della ragazzina, vennero condotte intercettazioni telefoniche anche su utenze africane e difficili traduzioni dai dialetti Ishan ed Edo (parlati nella città nigeriana di Bebin). Nelle intercettazioni registrate dagli inquirenti la coppia richiedeva a chi gestiva in Africa il traffico di ragazzine delle giovani “malleabili”, adatte ad essere soggiogate una volta arrivate in Italia così da non perdere l’investimento fatto su di loro. Un sistema smantellato nel luglio 2018, su cui ora la Cassazione ha posto la parola fine con la condanna definitiva a carico della 49enne. Ricevuto il provvedimento dell’Ufficio esecuzioni penali, i carabinieri di via Adua vi hanno dato subito esecuzione rintracciando la nigeriana e conducendola in carcere per scontare la pena.

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