Gazzetta di Reggio

Reggio

Emergenza siccità

Landini: «Il fiume Po sta diventando un’autostrada di sabbia»

Andrea Vaccari
Landini: «Il fiume Po sta diventando un’autostrada di sabbia»

Il capitano della motonave Stradivari commenta la drammatica situazione: «Troppa burocrazia, il Po è stato abbandonato»

4 MINUTI DI LETTURA





Boretto È un fiume in piena. No, purtroppo il riferimento non è al Po, ma al capitano della Stradivari Giuliano Landini, che si infervora nel parlare della secca che sta attanagliando il grande fiume. Dal suo osservatorio “privilegiato” del pontile di Viadana – dove la motonave è ormeggiata da tempo, in quanto il pontile Giudecca a Boretto è inaccessibile a causa della sabbia – Landini osserva il Po e soffre nel vederlo in queste condizioni. Si sbraccia, gesticola e insiste sempre sul medesimo concetto: «Quello che sta avvenendo davanti ai nostri occhi ci fa capire che il Po è un fiume abbandonato». È un’affermazione forte, ma che rispecchia il pensiero di tanti, da queste parti. «La necessità che più si evidenzia – spiega – è la presenza di un ente autonomo e apolitico, composto da esperti, che possa intervenire in questi casi eccezionali e che abbia un’autosufficienza economica. Molto spesso a frenare le cose sono anche la burocrazia e cervellotici regolamenti di cui è vittima, purtroppo, lo stesso Po». E mentre pronuncia queste parole, il capitano indica gli scavi che da tempo stanno avvenendo davanti alla bonifica. Si tratta di escavazioni che vengono svolte con l’obiettivo di creare un canale affinché la poca acqua che c’è nel fiume attualmente possa raggiungere le pompe per poi essere prelevata. Il problema non è ovviamente il prelievo, quanto la montagna di sabbia che ormai ha raggiunto un’altezza di poco inferiore a quella del ponte di Viadana. «Il problema – aggiunge – è che questa sabbia andrebbe prelevata e portata via. Invece, lasciandola nel fiume, con l’avvento della prossima piena sarà nuovamente riportata al proprio posto, rendendo così necessarie nuove escavazioni. E altra sabbia finirà per mettere in secca il porto di Boretto». Il problema burocratico nasce nel momento in cui questa sabbia viene portata via dal Po: in base alle attuali norme nazionali, può soltanto cambiare posto. E portarne via anche solo una carriola rappresenterebbe un reato. Davanti a una situazione emergenziale come questa, l’auspicio è di vedere arrivare una deroga che consenta di portare altrove la sabbia del Po, peraltro molto apprezzata in edilizia. Dopo aver guardato verso sinistra, Landini si gira ora verso destra, e indica il ponte Boretto-Viadana. Da lassù, la visione del Po è ancora più suggestiva: si nota come il corso del fiume si sia notevolmente ristretto. «Non mi era mai capitato – sottolinea – di vedere soltanto una campata navigabile (lo spazio compreso tra due piloni, ndr) sulle sei disponibili. È una situazione drammatica che richiede una proposta concreta da parte delle autorità preposte. Siamo a una portata di 193 metri cubi al secondo, paragonabile a quella di un grosso torrente, e con questo caldo i pesci hanno a disposizione pochissimo ossigeno. Se andiamo avanti così, nel giro di cinque anni questo fiume diventerà un’autostrada di sabbia. Mi devono spiegare una volta per tutte perché non vogliono dighe o sbarramenti, tutta quest’acqua che scende a valle potrebbe essere conservata e rilasciata gradualmente. Adesso il fiume ha stabilizzato il proprio corso ormai da anni e non sarebbe difficile individuare con precisione le zone in cui costruire le traverse. In questa fase il fiume rappresenta anche un pericolo: l’altro giorno mi è capitato di vedere dei turisti poco esperti, che si sono cimentati a navigare con una piccola barca ma che sono incappati in un banco di sabbia e hanno rischiato di farsi male. Si sono piantati e ci sono rimasti malissimo perché la sabbia non si vedeva sotto l’acqua, ma c’era, e quasi non se l’aspettavano. Anch’io sulla motonave sto andando incontro a diversi disagi: diversi eventi che avevamo in programma sono stati annullati. Al momento abbiamo calato l’ancora per non gravare sul pontile, perché si potrebbe danneggiare. E nelle poche serate che abbiamo fatto non è stato semplice imbarcare i passeggeri, a causa del dislivello». «Questo fiume – ripete – è abbandonato. Un altro esempio è rappresentato da quell’incredibile ammasso di legno accumulato sotto una delle pile del ponte. In caso di piena tutto quel legno rappresenterebbe un grave pericolo. Sono anni che questa situazione si ripete»

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google