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L’appello

Reggio Emilia e la giungla della telefonia: “Ogni giorno in Comune la richiesta di installare un’antenna”

ANTENNA VIA GOZZANO
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ANTENNA VIA GOZZANO

L’assessore Carlotta Bonvicini: «Troppa deregolamentazione a danno degli enti locali, impossibilitati a intervenire»

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Reggio Emilia «Questo Comune riceve in media una richiesta di installazione al giorno, fungendo da mero collettore di pareri, la maggior parte dei quali non vincolanti. Non sempre i gestori interloquiscono con le pubbliche amministrazioni rispetto alle aree di ricerca, anzi, spesso si accordano con i privati e il Comune riceve un progetto fatto e finito su area privata che, salvo particolari problematiche o vincoli, è costretto ad autorizzare». Spuntano come funghi. O meglio, come antenne. E ogni volta che spunta un’antenna, di solito nasce un comitato che la contrasta. Ne è consapevole anche l’assessore all’Ambiente, Carlotta Bonvicini, già alle prese con più di una protesta, che ammette: «Ai cittadini le antenne non piacciono». Parole contenute in una lettera aperta nella quale lancia anche un appello di fronte a una privatizzazione selvaggia e fuori il controllo dei Comuni, con il rischio di una ulteriore deregolamentazione a causa di emendamenti del Ddl Concorrenza: «Faccio appello agli enti sovraordinati e Parlamento perché si ricordino sempre la ricadute che le norme hanno sui territori e sul buon governo degli enti locali».

Tecnologia 4G o 5G, poco importa. «Se una volta gli operatori erano principalmente tre – aggiunge Bonvicini – ora assistiamo a una proliferazione di aziende, spesso in competizione fra loro, che sviluppano i propri piani industriali indipendentemente gli uni dagli altri, con dati spesso non divulgabili». Un “mercato” per il quale il Comune non ha neanche un ritorno economico: «Se una volta gli enti comunali potevano percepire dai 10 ai 15mila euro di canone di affitto annuo per l’occupazione di suolo pubblico, che poteva essere utilizzato in vario modo, anche per investire con una sorta di compensazione nei quartieri toccati dall’infrastruttura, da gennaio 2022 la normativa nazionale, nonostante i pareri contrari di molte amministrazioni e di Anci, ha imposto un canone massimo di 800 euro annui». A Reggio si è così generato un mancato introito di oltre 420mila euro nel 2022.

Sul tema il Comune ha un regolamento del 2005. E ora si sta cercando di fare un aggiornamento: «Sfida altamente difficile, per non dire impossibile, poiché questo tipo di servizio, riconosciuto come necessità strategica per lo sviluppo del Paese, vede la costruzione delle infrastrutture, che ne permettono la diffusione, equiparate a opere di urbanizzazione primaria. Con la differenza che si tratta dell’unico caso di infrastruttura di pubblica utilità in cui un ente pubblico non riesce a essere soggetto pianificatore, ma è il solo soggetto privato il titolato a decidere luoghi e modalità».

Per Bonvicini, «molti gestori si stanno staccando dalle infrastrutture esistenti per creare nuovi pali, questo comporta un sovraccarico eccezionale di richieste e lavoro per la pubblica amministrazione». E poi: «La principale criticità è l’impatto urbanistico e architettonico dei manufatti e la deriva che questo meccanismo ha preso. Nonostante la mia fiducia verso il progresso scientifico e tecnologico, lascio ai cittadini valutare come sia difficoltoso pensare di gestire la realizzazione di queste infrastrutture in modo strutturato o addirittura concertato con la popolazione».  l

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