Emergenza siccità: c’è meno grano e le mucche per il caldo producono poco latte
Reggio Emilia: per lo stress le vacche producono dal 10 al 15% in meno per il Parmigiano Reggiano. Il presidente della Coldiretti: «Gli agricoltori sperano di continuare a irrigare»
Reggio Emilia Nel nostro territorio la produzione di grano diminuisce dal 10 fino al 30%, con qualche agricoltore che al suo posto ha scelto il sorgo perché meno bisognoso di acqua. A rischio anche angurie e meloni.
Ma a soffrire per la crisi idrica e il caldo torrido di questo giugno non sono solo le coltivazioni: per lo stress le vacche per la filiera del Parmigiano Reggiano stanno producendo dal 10 al 15% di latte in meno.
Questa siccità ha poi una particolarità rispetto a quelle del passato (l’ultima importante nel 2012): è arrivata troppo presto. Una precocità ben descritta dalla situazione in cui versa il Po, mai così in crisi negli ultimi settantanni. Eppure è con quell’acqua che i campi della nostra provincia vengono irrigati e ora gli agricoltori sono preoccupati, come riporta Roberto Rampazzo, direttore di Coldiretti Reggio Emilia. A lui abbiamo chiesto di tracciare il quadro delle produzioni in piena emergenza siccità.
Per cosa si differenzia questa annata siccitosa da quelle del passato? Oltre al fatto che ha giocato d’anticipo...
«Abbiamo avuto un inverno non piovoso e senza nevicate, né in pianura né tanto meno in montagna quindi siamo rimasti senza riserve d’acqua. Sono 120 giorni che non piove e un calore così a giugno non si era mai visto».
In che modo la crisi idrica sta mettendo in difficoltà le nostre produzioni agricole?
«Il grano ha subito uno stress idrico quindi vediamo un calo di produzione, anche se la qualità resta buona. In dubbio ora c’è il terzo taglio di foraggio, principale sostentamento del bestiame da latte per il Parmigiano Reggiano. Se continua la siccità avremo difficoltà ad irrigare le nostre coltivazioni. A rischio ci sono le orticole, i cocomeri e i meloni, che hanno bisogno di molta acqua. A livello nazionale i danni sono ormai sui 3 miliardi di euro e sono in aumento».
E nella nostra provincia?
«Stiamo facendo la conta dei danni giorno per giorno, il dato è in evoluzione. Per far fronte a una crisi idrica di queste dimensioni con il Consorzio di Bonifica siamo al lavoro per avere la programmazione dell’irrigazione: c’è una turnazione in atto, per fare in modo che tutti possano avere l’acqua.Finché riusciremo a “pescare” dal Po bene...».
Le scelte di produzioni colturali sono cambiate?
«Rispetto allo scorso anno oltre il 10% delle semine di mais sono andate a favore del sorgo. Questo cereale ha rimpiazzato anche parte delle semine di soia. Qualcuno addirittura ha deciso di lasciare incolto».
Si perderanno dei raccolti a luglio e agosto?
«No. A meno che non grandini ma lo scongiuriamo».
Qual è l’umore dei vostri associati?
«Sperano tutti di poter continuare ad irrigare, seppur con la turnazione, soprattutto il foraggio dato che la nostra provincia è tipica per il Parmigiano Reggiano. Da tempo Coldiretti chiede una rete di piccoli invasi per conservare l’acqua e distribuirla quando serve ai cittadini, all’industria e all’agricoltura così da scongiurare nuove gravi emergenze come quella attuale».
I cittadini si accorgeranno di questa crisi in agricoltura?
«Sì, già nei prossimi mesi i prezzi degli ortaggi cresceranno. Il prezzo del gasolio sta aumentando dunque irrigare ci costa di più e questo ricadrà sul consumatore finale». l
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