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Il caso

Il filmato girato in questura scagiona l’arrestato

Tiziano Soresina
Il filmato girato in questura scagiona l’arrestato

Reggio Emilia: colpo di scena legato alle immagini registrate durante l’arresto del 31enne. Il pm ha chiesto la trasmissione degli atti in Procura per valutare l’operato degli agenti

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Reggio Emilia Non solo il clandestino nigeriano 31enne Kenneth Dikachi è stato assolto dall’accusa di aver picchiato un poliziotto in questura, perché il pm Marco Marano oltre ad aver chiesto ed ottenuto l’assoluzione dell’imputato, ha infatti chiesto la trasmissione degli atti in Procura per valutare l’operato degli agenti in questa vicenda che affonda le radici nel 15 aprile scorso.

Un colpo di scena, ieri in udienza, che ha avuto come chiave di volta il filmato girato – quel giorno – dalle telecamere di sicurezza presenti nella sede della polizia in via Dante. Fra l’altro il pm Marano ha elogiato la correttezza dei dirigenti della polizia per aver messo a disposizione questo filmato che gli ha permesso, una volta verificato le immagini, di capire come i fatti riportati dai poliziotti non corrispondessero con quanto visibile nel video.

L’avvocato difensore Matteo Gambarati si è associato – nell’arringa – alle conclusioni del pubblico ministero e il giudice Michela Caputo ha poi assolto Dikachi «perché il fatto non sussiste» dalle accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate (un agente si era fatto medicare ed era stato giudicato guaribile in 5 giorni). Il processo si è tenuto con rito abbreviato. «Il filmato era stato annunciato nell’udienza precedente e sono rimasto incredulo – rimarca l’avvocato Gambarini – quando l’ho visionato, perché ho visto cose che non mi aspettavo, c’è una discrasia con quanto era accusato il mio assistito. Il pm Marano ha fatto il suo dovere con lealtà e correttezza, accertando i fatti fino in fondo. Insomma, giustizia è stata fatta». In aula il nigeriano non c’è, neppure il suo legale è riuscito a contattarlo telefonicamente negli ultimi tempi. É tornato ad essere un “fantasma”, irregolare e senza fissa dimora. Con la trasmissione degli atti in Procura, ora verrà passato al setaccio quanto avvenne il 15 aprile, specialmente come si erano mossi in questura gli agenti intervenuti. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 15 aprile – di prima mattina – gli agenti avevano capito che più di qualcosa non andava in un garage di via Turri. Dentro l’autorimessa più persone, in un probabile “raduno” per consumare droga in quello che appariva un dormitorio abusivo. Ma era stato il successivo comportamento del nigeriano a far scattare per lui l’arresto. Prima non voleva seguire i poliziotti in questura per l’identificazione, il che costringeva gli agenti ad adoperare il taser come deterrente per calmarlo. Poi Dikachi si era via via sempre più innervosito, nell’auto di servizio con calci al divisorio e infine in questura dove colpiva con un pugno in faccia un agente, causandogli una ferita al labbro. l


 

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