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La tutela dei diritti

Arriva anche a Reggio Emilia il Garante per i detenuti

Roberto Fontanili
Arriva anche a Reggio Emilia il Garante per i detenuti

Le candidature saranno raccolte attraverso un bando pubblico, poi dovrà essere eletto dal consiglio comunale con votazione segreta

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Reggio Emilia Anche Reggio avrà il Garante per le persone detenute in carcere. L’istituzione della nuova figura, chiamata a tutelare i diritti delle persone private della libertà personale, è stata è approvata ieri in consiglio comunale contestualmente al regolamento che norma le sue funzioni. A presentare questa figura, che dopo una selezione pubblica sarà individuata dal consiglio comunale di Reggio ed entrerà in funzione in autunno, sono stati ieri gli assessori Daniele Marchi e Nicola Tria, affiancati dal consigliere regionale e presidente della Commissione per la Parità dei diritti delle persone Federico Amico e dal Garante regionale delle persone private della libertà personale, Roberto Cavalieri.


Il Garante, che ha essenzialmente il potere di fare visite in carcere senza preavviso e di parlare con qualsiasi persona, avrà il compito di raccogliere le segnalazioni di familiari, avvocati, cittadini e verificare l’esistenza di criticità contrarie alla dignità delle persone e, in collaborazione con le autorità responsabili, trovare le migliori soluzioni.


«Si tratta – ha sottolineato l’assessore Daniele Marchi – di una figura indipendente, di garanzia dei diritti, che è frutto di una collaborazione tra la stessa amministrazione comunale e il Garante regionale che ha portato alla realizzazione del progetto che ha lo scopo di monitorare i luoghi di privazione della libertà, al fine di individuare eventuali criticità».

La figura del Garante – ha poi aggiunto l’assessore Nicola Tria – è indipendente e autonoma rispetto alle istituzioni sia comunale sia che esercitino a vario titolo la detenzione o la limitazione della libertà personale nell’ambito dell’ordinamento statale. Avrà sia compiti di prevenzione, controllo e vigilanza delle condizioni delle persone private della loro libertà, sia di formulare proposte per eliminare impedimenti al rispetto di diritti fondamentali e della dignità personale dei detenuti.


La situazione in via Settembrini

Si tratta di una figura che riveste una rilevante importanza per una casa circondariale come quella di via Settembrini «complessa e peculiare», l’ha definita Marchi, in cui oggi sono ristrette quasi 350 persone rispetto a una capienza massima di 293 posti, e per la coesistenza di una sezione maschile, di una femminile, di una sezione dedicata ai transessuali e quella riservata alle persone in osservazione e cura per motivi psichiatrici, l’ex Opg per intenderci.

Marchi ha anche aggiunto che al 20 giugno scorso «nella casa circondariale di Reggio i detenuti erano 344 di cui 11 donne e di questi 183 di origine non italiana. Il carcere di via Settembrini è dotato, fatto raro nelle carceri italiane, anche di una piccola sezione che ospita persone transessuali, che sono oggi circa una decina. A questi si aggiungono gli ospiti della Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, la struttura sanitaria con trenta posti per l’accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi».

A spiegare invece la situazione di criticità delle carceri italiane è stato poi Nicola Tria, ricordando che l’Italia «è già stata condannata in passato per violazione dei diritti umani a causa del sovraffollamento delle carceri. Qualcosa è stato e il sovraffollamento è sceso dal 45-50% al 30%, ma ancora il grave problema periste».

Al Garante di Reggio – ha invece rimarcato Federico Amico – si affianca il Garante regionale, per consentire l’avvio di un nuovo e positivo dialogo tra il “dentro” e il “fuori”, perché le carceri non sono oggetti estranei. Il nuovo Garante è un’opportunità per la città e per l’intera provincia, che diventeranno parte di una rete nazionale e internazionale per la tutela della dignità, della salute e dell’incolumità delle persone detenute».


A spiegare nel dettaglio le funzioni della nuova figura è stato il Garante regionale Roberto Cavalieri, sottolineando che «può svolgere in piena autonomia, visite ispettive, senza limiti di spazio e di tempo, dialogare con i detenuti, tenendo conto del loro percorso di vita, della loro identità, delle condizioni psichiche. Inoltre ha rapporti con i loro nuclei familiari, con le istituzioni e con chi opera in carcere. I suoi campi di lavoro sono salute, welfare, cultura, formazione e lavoro e qualora sia necessario, compie segnalazioni alle autorità competenti, a cui dovranno conseguire azioni anche amministrative per la soluzione delle criticità».


Tra gli altri compiti a livello locale vi è anche quello di promuovere la conoscenza e l’esercizio dei diritti dei detenuti e delle loro opportunità di partecipazione alla vita civile, anche attraverso attività di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sui temi del rispetto dei diritti umani.


La figura del garante

Il Garante, nell’assolvimento delle sue funzioni, può stipulare intese e accordi con le Istituzioni interessate, nonché con associazioni e organismi operanti per la tutela dei diritti della persona.

Esercita una pubblica funzione a livello locale e le relative spese sono a carico del Bilancio dell’ente comunale e percepirà una indennità di funzione che sarà determinata dalla Giunta, nel limite massimo del 25% dell’indennità lorda mensile spettante all’assessore del Servizio competente. Infine il Garante avrà a disposizione una sede e potrà contare sulla collaborazione con il personale del Comune.


Il bando pubblico

Il Garante sarà selezionato tramite un bando pubblico attraverso il quale saranno raccolte le candidature che poi saranno valutate dal consiglio comunale e, successivamente, sottoposti all’esame della Commissione consiliare competente.

Sarà eletto con votazione segreta dal Consiglio comunale, rimarrà in carica cinque anni e potrà essere rieletto per una sola volta. Possono concorrere alla carica i cittadini italiani maggiorenni, con una comprovata competenza nel campo delle scienze giuridiche, dei diritti umani, nel campo delle attività sociali negli Istituti di prevenzione e pena, nei Servizi sociali e con esperienze acquisite nella tutela dei diritti.


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