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L’ex sindaco Coffrini condannato per diffamazione

Ambra Prati

	Catia Silva, parte civile nel processo, assieme&nbsp; all&rsquo;avvocato Gianluca&nbsp;Vinci in tribunale<br />
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Catia Silva, parte civile nel processo, assieme  all’avvocato Gianluca Vinci in tribunale
 

Piange in aula Catia Silva, accusata di banchettare con gli ’ndranghetisti

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Brescello Marcello Coffrini, ex sindaco di Brescello, è stato condannato per il reato di diffamazione aggravata a 400 euro di multa e a una provvisionale di 3.500 euro, più le spese legali. Alla lettura della sentenza Catia Silva – la pasionaria antimafia, accusata di «banchettare con gli ’ndranghetisti», che come parte civile aveva chiesto 5mila euro – si è messa a piangere. Ci sono voluti ben tre anni di udienze per chiudere, almeno in primo grado, uno dei processi di polemica politica scaturiti dai veleni di Brescello.


La frase al centro della controversia è stata pronunciata al 27 luglio 2015, quando durante un consiglio comunale Coffrini, rivolto a quella che all’epoca era consigliera della Lega Nord, dichiarava: «Trovo veramente difficile ricevere accuse da chi, in modo inequivocabile, ha banchettato con i capi dell’organizzazione criminale (i Grande Aracri, ndr) presso la loro casa». Coffrini si riferiva a un video, risalente agli anni Novanta, sulla presenza di Silva (a un battesimo a Isola Capo Rizzuto, Crotone) cui partecipò anche il boss Nicolino Grande Aracri. Silva, che ha sempre sostenuto di trovarsi lì come fotografa senza conoscere i partecipanti, ha sporto denuncia per diffamazione aggravata. L’aggravante consiste nel fatto che l’offesa è finita poi sul sito online del Comune (come ogni seduta registrata del consiglio) e il verbale è stato pubblicato sull’Albo pretorio. Naufragato un possibile accordo fra le parti, il processo ha registrato delle lungaggini e ha visto sfilare una decina di testimoni. Nella precedente udienza il pm Giacomo Forte aveva chiesto una condanna a 1.200 euro di multa; l’avvocato Gianluca Vinci (per Silva parte civile) si era associato, mentre l’avvocato di Coffrini – ieri assente in aula –, avvocato Mario L’Insalata del foro di Parma, aveva sostenuto l’assoluzione. Ieri la sentenza, emessa dal giudice monocratico Stefano Catellani.


«Si è trattato di un’offesa grave e ingiusta – ha commentato Vinci –. Alla mia assistita, soddisfatta, interessava il principio». Di tutt’altro parere la difesa: «Sono davvero molto sorpreso, ritengo non sussistessero assolutamente i presupposti per una condanna. Se non è critica politica questa, non si capisce quale altra possa esserlo. Il verdetto di primo grado sarà impugnato».  

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