Tavola di Bisanzio, ottima ripartenza con il lavoro di tutti
Dopo lo stop per Covid, molti visitatori grazie all’impegno delle associazioni del paese
Baiso Dopo due anni di stop a causa della pandemia, nel primo weekend di luglio Baiso ha indossato la sua veste più sontuosa per l’edizione 2022 della “Tavola di Bisanzio”, rievocazione storica che candida il paese pedecollinare fra le città capitali dell’Italia bizantina. Un successo in termini di pubblico.
«Come per tutti gli eventi pubblici, anche il nostro più importante appuntamento estivo ha dovuto affrontare una battuta d’arresto – spiega il sindaco Fabrizio Corti alludendo al Covid –. A dire il vero, l’estate scorsa, siamo riusciti a organizzare tre serate a tema, naturalmente ridimensionate, che ci hanno permesso di tenere vivo l’interesse generale su questo ormai tradizionale appuntamento, nonostante le difficoltà derivanti dalle restrizioni sanitarie dei due anni passati. Quest’anno “La Tavola di Bisanzio” ha potuto essere finalmente imbandita come nelle passate edizioni, e l’affluenza di pubblico ci dimostra l’immutato successo dell’evento. Siamo molto soddisfatti del riscontro ricevuto».
Quanti sono stati i visitatori?
«Si stima che ci sia stato il passaggio di 5mila persone, o forse più, considerati i pasti serviti nelle locande appositamente allestite. Nelle giornate di sabato e domenica sono stati serviti 2mila porzioni alla Locanda dei Longobardi e 3mila nel ristorante principale con la cena bizantina. Tutto questo è di fondamentale importanza per la sopravvivenza della microeconomia del paese che, come tutti i piccoli centri della montagna, resiste anche grazie a questi eventi che richiamano pubblico pure dalle province limitrofe».
L’inaugurazione ufficiale è avvenuta sabato pomeriggio con il taglio del nastro alla presenza del vicesindaco Fabio Spezzani, che ha accolto le autorità del territorio quali il presidente della Provincia Giorgio Zanni, l’assessore regionale all’agricoltura Alessio Mammi, gli onorevoli Antonella Incerti e Davide Zanichelli.
Alla Tavola di Bisanzio arrivano anche spettatori da fuori provincia?
«Molti. Se nelle passate edizioni la gran parte delle presenze proveniva principalmente dal Reggiano, abbiamo potuto appurare che quest’anno molti spettatori sono giunti sia dalla provincia di Modena che di Parma. Questo premia lo sforzo fatto: abbiamo incrementato la comunicazione sia tramite i canali consueti, come la cartellonistica e la radio, ma soprattutto tramite i social».
Come è possibile organizzare un evento di così grande portata per una realtà relativamente piccola come Baiso?
«La Tavola di Bisanzio è un’associazione autonoma da alcuni anni, con il proprio statuto e organigramma costituito da soci in rappresentanza di tutte le associazioni del territorio, con l’aggiunta di persone considerate fondatori di questa manifestazione. A questo va computato l’impegno, la collaborazione, la capacità di lavorare insieme di tutte le associazioni di Baiso, del volontariato di intere famiglie e di gran parte della popolazione che, con eccezionale disponibilità, ci affiancano nella organizzazione di questo importante evento in piena sinergia».
Da dove nasce l’idea della rievocazione bizantina proprio a Baiso?
«La Tavola di Bisanzio – spiega il presidente dell’associazione omonima, Giuliano Caselli – nasce nel lontano 2005 come una semplice degustazione di carne di pecora molto apprezzata a livello locale. Da qui abbiamo iniziato ad approfondire la tematica legata a questa peculiare abitudine alimentare presente a Baiso, ma non in altri luoghi. La motivazione va ricercata nella storia antica, quando Baiso sottostava all’autorità imperiale di Bisanzio e faceva parte dell’Esarcato di Ravenna. L’occupazione bizantina non solo ha lasciato traccia di sé nella toponomastica locale, ma anche nell’usanza di macellare e cucinare la carne di pecora, a differenza dei confinanti territori longobardi, dove la popolazione era dedita all’allevamento di bovini e suini».
Da quella prima edizione quale sviluppo ha avuto la vostra rievocazione storica?
«La Tavola di Bisanzio è nata appunto nel 2005 come momento conviviale aperto alla cittadinanza, con un bilancio di spesa di circa 3mila euro. Nel corso delle edizioni, e con l’approfondimento storico legato alla presenza delle milizie bizantine nel nostro territorio, è maturata l’intenzione di dare maggiore risonanza all’evento: di anno in anno abbiamo implementato le iniziative sia culturali che rievocative, fino ad arrivare a quello che è oggi, ossia una manifestazione che coniuga storia, gastronomia, spettacolo, intrattenimento ed economia. I tre giorni della festa chiuderanno con un bilancio complessivo che supera i centomila euro».
Quali sono i punti di forza dell’associazione “La Tavola di Bisanzio”?
«Negli anni l’associazione ha raggiunto risultati ragguardevoli. Agli appuntamenti rievocativi e culinari per promuovere le prelibatezze enogastronomiche locali abbiamo abbinato diversi momenti di confronto e approfondimento storico e culturale nelle tavole rotonde dove esperti hanno divulgato la conoscenza della civiltà bizantina e dei luoghi che l’hanno preservata per secoli. Venerdì 8 luglio abbiamo proseguito in tal senso con l’evento “Il filo e la pietra” alla chiesa parrocchiale San Lorenzo sulla tematica delle decorazioni romaniche, i ricami e l’origine dell’ars canusina».
Altri elementi di crescita?
«Gli ultimi due anni sono stati determinanti e portatori di riconoscimenti importanti: nel 2018 siamo stati registrati come Aps, ovvero fra le associazioni che svolgono attività di interesse generale a favore dei propri associati; nel 2019 siamo stati iscritti nel registro ufficiale dell’Emilia Romagna delle rievocazioni storiche; nel 2022 nel Runts, registro unico del terzo settore, e riconosciuto dal ministero dei Beni culturali un finanziamento ( collocandosi fra i migliori progetti presentati) con conseguente ammissione al bando di concorso per le migliori attrazioni a livello nazionale. Ora ci attende questa nuova sfida».
Chi c’è dietro a questi risultati?
«Da parte mia è doveroso, quale presidente dell’associazione “La Tavola di Bisanzio”, ringraziare tutti coloro che hanno contribuito al successo della manifestazione. In primo luogo, la mia sincera gratitudine va allo splendido gruppo dei responsabili, direttivo, collaboratori, volontari, che non si è risparmiato per rendere ancora una volta magico il nostro evento; senza di loro nulla di quello che è stato regalato al pubblico sarebbe stato possibile. Sono una squadra eccezionale ed un valore aggiunto per la promozione del nostro territorio: se anche quest’anno la manifestazione è riuscita splendidamente, lo si deve principalmente a loro e al loro gratuito sacrificio. Un esempio di vero volontariato. Si sappia – conclude Giuliano Caselli – che per noi è sempre più difficile tenere alta una tradizione per le innumerevoli difficoltà che, ogni anno, dobbiamo affrontare. Cerchiamo di farlo con un sorriso, accettando le critiche, gli stimoli ma anche i sinceri ringraziamenti che, quest’anno, sono stati tantissimi ed affettuosi».
«Come primo cittadino di Baiso – aggiunge Corti – posso solo congratularmi con Giuliano e tutto il suo staff che per mesi si sono prodigati per organizzare e far rivivere questa magia. Non bisogna infatti dimenticare che ciò al quale abbiamo assistito in questi tre giorni non è altro che il risultato di un lungo percorso di lavoro, di ricerca di organizzazione, di continui confronti e di sacrificio. Inoltre, un plauso a tutti i cittadini di Baiso, alle associazioni del territorio, all’amministrazione comunale e a tutti coloro che, con grande professionalità e abnegazione, contribuiscono a rendere per alcuni giorni Baiso il fulcro delle estati dell’Appennino».
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