Gazzetta di Reggio

Reggio

Crisi di governo

Scambio di accuse tra alleati e a Reggio Emilia tira aria di elezioni

Gabriele Farina

	L'ex premier Giuseppe Conte discute, il premier Mario Draghi ascolta
◗
L'ex premier Giuseppe Conte discute, il premier Mario Draghi ascolta

Movimento 5 Stelle e Pd ai ferri corti per la scelta del premier Draghi. La strada delle urne unisce parlamentari di maggioranza e opposizione

3 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia Il premier Mario Draghi rassegna le dimissioni (respinte dal Quirinale e già parte la corsa reggiana alle prossime elezioni.

Nemmeno il tempo di far salire il presidente del Consiglio al Colle da Sergio Mattarella ed è scambio di accuse tra alleati di governo, bacchettati da Fratelli d’Italia.

«Ci consideriamo una forza politica che è sempre stata leale con il governo», esordisce la senatrice del Movimento 5 Stelle Maria Laura Mantovani. Il mancato voto di fiducia dei pentastellati al Senato non affossa il decreto Aiuti, ma è letto come un aperto segnale di sfiducia.

«È irresponsabile la scelta del leader M5S Giuseppe Conte di non voler mediare», accusa Vanna Iori, senatrice del Partito democratico. Per Iori l’alternativa restano le urne, come per Mantovani che restituisce le accuse: «Se il Pd si sfila allora si va al voto».

Una nuova risposta perviene da Antonella Incerti, senatrice Pd. «È una crisi miope – ribatte Incerti – che non tiene conto della situazione per scelte irresponsabili».

I toni restano accesi alla Camera. «Il M5S non ha deciso di uscire dal governo né di provocarne la crisi», sostiene il deputato pentastellato Davide Zanichelli.

Per Zanichelli la scelta di Mario Draghi ricade sul premier dimissionario «dal momento che il M5S non lascia il governo».

Non la vede così Andrea Rossi, deputato Pd. «Draghi non può fare altro che andare al Colle – osserva Rossi – e si apre la crisi di governo».

Il parlamentare preclude ad alleanze future con il Movimento «perché con la crisi viene a mancare la ragione di includere il M5S in un campo progressista».

«Abbiamo bisogno di un governo non di una crisi», il commento sui social di Graziano Delrio, deputato del Pd. Il tweet è delle 9,43 di ieri e appare una voce distante da molti cori.

Si tira fuori dalla mischia Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera e deputata M5S, che non commenta.

Benedetta Fiorini, deputata della Lega, riposta un tweet del Carroccio: «Siamo stupiti e preoccupati. Lavoriamo a una scelta unitaria del centrodestra per il bene dell’Italia». Un fiume in piena è Gianluca Vinci, deputato di Fratelli d’Italia, ex Lega.

«Da tempo chiediamo di andare al voto – sottolinea Vinci – per cui prima sarà meglio è. La crisi è legata unicamente alla litigiosità fortissima delle forze che hanno azzerato l’identità politica del governo, sintetizzandola nel volere di Draghi».

La prospettiva delle elezioni unisce gli schieramenti. «Non vedo fattibile un governo senza Draghi: vedo difficile trovare un leader che possa aggregare le forze politiche», giudica Mantovani.

Critica la posizione di Incerti. «Alcuni parlamentari si sono scatenati per incassare personalmente – rimarca la parlamentare Pd, invitando Draghi in Parlamento – ma in questo modo non si va nella direzione del Paese». «Se non ci saranno le condizioni, anche noi saremo pronti per il nostro progetto per il futuro», l’eco di Iori.

Alle urne si pensa alla Camera. «Anche se l’attuale legge elettorale non ci soddisfa, il voto non ci spaventa», riprende Zanichelli.

«Andremo al voto con la nostra agenda», risponde Rossi. «Non abbiamo paura delle campagne elettorali ad agosto – conclude Vinci – e nemmeno del taglio dei parlamentari. Sono certo aumenteremo gli eletti».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google