Vaccino, quarta dose agli over 60. «Non aspettate, meglio farla»
Il prof. Cossarizza sul nuovo booster: «Garantisce un’estate tranquilla»
Reggio Emilia Quarta dose contro il Covid per gli over 60. «Sarebbe bene farla, non solo per trascorrere un’estate un po’ più tranquilla», specifica il professor Andrea Cossarizza, immunologo dell’Università di Modena e Reggio.
Professor Cossarizza, lei la farà?
«Mi costringe a fare outing (risponde sorridendo, ndr). Anche io rientro negli over 60 e farò la quarta dose alla fine dell’estate, quando saranno trascorsi i 120 giorni da quando ho avuto il Covid, che in primavera mi ha tenuto a casa per una decina di giorni».
Ai cittadini cosa consiglia?
«Partiamo dal presupposto che chi ha ricevuto la terza dose è ben protetto, e in caso di infezione non sviluppa sintomi gravi come la polmonite. Abbiamo visto che in Israele chi si è sottoposto alla quarta dose ha avuto una protezione anche dall’infezione per diversi mesi. Dunque il consiglio per chi ha più di 60 anni, per i soggetti fragili, per chi soffre di immunodeficienza e per chi si sta sottoponendo a cure antineoplastiche è di rispondere senza dubbi alla chiamata per il nuovo booster».
E per chi ha meno di 60 anni ed è in buona salute?
«Al momento non vedo la necessità di una quarta dose. L’invito è comunque quello di proteggersi utilizzando la mascherina ogni qual volta ci troviamo in una situazione di rischio, ovvero in un ambiente chiuso e affollato, quando siamo in treno o in aereo. Mi rendo conto, tuttavia, che stiamo vivendo situazioni contrastanti: penso ad esempio ai concerti dove 50mila persone senza mascherina cantano e ballano l’una vicino alle altre. È ovviamente una situazione a rischio di contagio, che va messa in conto – bisogna riprendere un minimo di vita normale – e comunque a queste situazioni sono prevalentemente esposte le persone più giovani (ma a sentire il Komandante ci vado volentieri pure io…). A loro dico: se avete sintomi fate il tampone e in caso di positività rispettate le norme, senza andare in giro in modo omertoso. In autunno, poi, attendiamo l’arrivo del vaccino bivalente».
Di cosa si tratta?
«È un vaccino che contiene sia l’mRna del virus originario di Wuhan, sia quello di Omicron. Ed è un’idea intelligente, e infatti i dati dimostrano che i due vaccini combinati e iniettati nello stesso momento hanno un effetto che è superiore a quello additivo; sottoporsi a entrambi provoca dunque benefici maggiori rispetto alle due dosi separate. Questo perché, spiegato in modo molto semplificato, le cellule di memoria che riconoscono il ceppo di Wuhan, già presenti grazie alle precedenti vaccinazioni, vengono immediatamente messe in moto e aiutano quelle che devono fare anticorpi contro Omicron, facilitandone il lavoro».
Quando avremo questo nuovo farmaco?
«Difficile fare previsioni certe, ma a quanto si capisce in autunno dovrebbe essere già commercializzato. Ci stanno lavorando sia Pfizer sia Moderna. Diciamo che il problema principale potrebbe essere logistico. Quanti milioni di dosi riusciranno a produrre le due case farmaceutiche in pochi mesi? E in Italia dovremo essere bravi a rimettere in piedi quella straordinaria macchina organizzativa che era stata predisposta dal generale Figliuolo nei mesi scorsi, e riaprire gli hub vaccinali. Un sistema che va fatto ripartire».
Nei mesi le proteste contro i vaccini non si sono placate.
L’ultimo episodio è delle scorse ore, quando un gruppo negazionista ha imbrattato le pareti esterne della sede dell’Ausl di Modena. Cosa ne pensa?
«Ero fuori città e ho visto le fotografie dei vandalismi. È incredibile che quelle persone sappiano scrivere, peraltro con una pessima grafia, ma non sappiano leggere. Altrimenti avrebbero potuto prendere in mano i dati dei decessi per Covid prima e dopo il vaccino e comprendere quale delirio (che tecnicamente significa: “alterata visione della realtà”) vanno diffondendo».
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