«Bene Mattarella, Draghi continui. Candidarmi? Finirò il mandato»
Il sindaco Vecchi sulla crisi: «Se Conte vuole uscire dal Governo lo spieghi al Paese». Ipotesi elezioni: «Non scendo dal treno, dobbiamo terminare i progetti per la città
Reggio Emilia «Mattarella ha fatto bene a respingere le dimissioni». E poi: «Auspico che Draghi possa continuare». E infine: «Conte si assuma la responsabilità della crisi». Così il sindaco Luca Vecchi commenta la crisi che sta vivendo il governo Draghi. E, di fronte all’aria di possibili elezioni, assicura: «Candidarmi? Porterò a compimento il mio mandato».
Sindaco Vecchi, nel bel mezzo di questa crisi di governo estiva si è udita la voce del presidente della Repubblica che ha respinto le dimissioni del premier. Come valuta questa decisione di Sergio Mattarella?
«Mattarella ha fatto bene a respingere le dimissioni. Ancora una volta si dimostra il più lucido, oltre che profondo conoscitore della Costituzione. Siamo una Repubblica Parlamentare i governi nascono e finiscono in Parlamento, nella misura in cui si confermano o meno le maggioranze che li hanno visti nascere. Certi sotterfugi trovano il tempo che trovano. Se stai in maggioranza ci stai fino in fondo, mica che te ne esci dall’aula perché non ti va di votare un provvedimento».
Il presidente del Consiglio dice: non si può vivacchiare. Lei è favorevole a un Draghi bis? Con quale maggioranza?
«Dico anzitutto che il Paese non ha bisogno di una crisi, il Paese ha bisogno di un Governo. C’è una situazione pandemica ancora in corso, una delicata situazione internazionale con la guerra tra Russia e Ucraina. La crisi economica ed energetica. Servono risposte e provvedimento a sostegno del lavoro, delle famiglie, delle imprese. E mi faccia dire, da presidente regionale Anci, se dimentichiamo i Comuni finiamo per tagliare o chiudere i servizi. Provocare una crisi è irresponsabile. Se Conte vuole uscire dal Governo vada in Parlamento e spieghi al Paese le ragioni per cui si assume la responsabilità di provocare questa crisi. Io comprendo le ragioni del presidente Draghi, che ha mio avviso ha fatto un ottimo lavoro, che auspico possa continuare fino a fine legislatura. L’Italia non ha bisogno di un governo per l’ordinaria amministrazione per i prossimi mesi. Ha bisogno di un governo pienamente insediato. Io mi auguro che nelle prossime ore si ritrovi un senso della misura, una consapevolezza del limite, e si ricreino le condizioni per proseguire».
Come fare?
«A volte basterebbe ascoltare il buon senso che nasce dallo spirito pubblico di una comunità. Il Paese chiede un governo che affronti i problemi non chiede la fiera del politichese. Purtroppo a volte prevalgono tatticismi e politicismi che fanno solo danno al Paese».
Per quale motivo secondo lei Giuseppe Conte ha deciso di strappare? E, soprattutto, che fine farà ora l’alleanza Pd-M5s nei territori?
«Credo che il M5s sia arrivato al punto di non sostenibilità di tante proprie contraddizioni interne. Il grande risultato del 2018 è alle spalle. Mi auguro per loro possano trovare al proprio interno le ragioni dei necessari chiarimenti. Diversamente temo che come già accaduto in ambito locale la complessità di queste contraddizioni possa diventare implosiva anche in ambito nazionale».
Ovvero?
«La relazione tra una forza politica e il proprio elettorato ha bisogno di un lavoro costante di aggiornamento e manutenzione del rapporto tra valori, idee, programmi. Ci sono momenti in cui il contesto può importi una svolta o un cambio di rotta inaspettato. Se sai spiegare, se sai nutrire di senso politico il rapporto con i tuoi elettori certe difficoltà possono essere progressivamente superate. Diversamente il rischio è un danno irreparabile e la progressiva dissoluzione di una storia. In tutta franchezza il mio percorso politico e quello del M5s è stato quasi sempre divergente, ma credo che ognuno di noi non abbia il diritto di auspicare l’esaurirsi di un’esperienza politica».
C’è ancora spazio per i 5S nel “campo largo” invocato da Enrico Letta?
«Enrico Letta ha saputo essere fermo, responsabile, generoso verso gli interessi primari del Paese e i risultati recenti delle ultime amministrative hanno ampiamente premiato questa serietà. Quanto al campo largo, vedremo nei prossimi giorni se e come sul piano nazionale quella relazione di costruzione di un progetto per il Paese possa continuare. Quanto all’ambito locale la domanda credo non debba essere a me rivolta. Il M5s è forza di opposizione, non c’è giorno in cui non si opponga ad una nostra azione o provvedimento. Francamente a volte in modo anche un po’ sproporzionato, ma questo non ci ha impedito di continuare a sviluppare il nostro progetto di innovazione e cambiamento della città, di attuazione coerente del programma costruito nel 2019 con la partecipazione di centinaia di reggiani. Quando in futuro apriremo il cantiere progettuale della città del 2030 lo faremo non cercando alleanza e formule ma chiamando i reggiani, ed in particolare le componenti più dinamiche, innovative della città, tutti coloro che hanno consapevolezza del valore della responsabilità di governo a costruire con noi l’idea di futuro della città. Faremo una proposta aperta, senza pregiudiziali, chiameremo la città a ricostruire tra valori e progetti la strategia sul futuro. D’altra parte le recenti elezioni amministrative hanno proprio dimostrato questo, serve capacità di governo, relazione con il territorio, e la forza di metterci ogni giorno la faccia. Sta lì la serietà che tiene insieme l’umiltà quotidiana dell’ascolto e la fatica di governare la complessità. Le alleanze o sono il frutto di questo spirito o sono solo operazioni politicistiche».
Molte voci in città la indicano come probabile candidato al Parlamento. Pare che il suo partito sia fortemente in pressing. Ha sciolto la riserva in un senso o nell’altro?
«Ho un impegno con i miei cittadini che mi hanno eletto due volte a portare a compimento il mio mandato. Ringrazio chi mi ha sottoposto anche ripetutamente questa sollecitazione, ma penso che il mio rapporto con la città debba trovare un suo naturale compimento a fine mandato. È una questione di serietà e di responsabilità. Candidarsi al Parlamento significa dimettersi, costringere Giunta e Consiglio comunale a decadere, esporre il comune ad un commissariamento fino ad elezioni. Sono cose che forse altri possono valutare in realtà più piccole. Francamente non credo in una città. Ed in ogni caso io sono fatto così. I disegni personali vengono dopo gli interessi generali della città. È un fatto di senso etico prima ancora che di valutazione politica. E in ogni caso, in tutta franchezza, abbiamo due anni di lavoro, abbiamo tanti progetti da chiudere ed altre innovazioni da lanciare. Non si scende dal treno quando è lanciato alla massima velocità. Chi ha il compito di guidare sta lì fino in fondo. Non scappa. È un fatto di responsabilità».
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