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Crisi di governo

Sesena: «Troppi temi sono rimasti in sospeso»

Evaristo Sparvieri

	Il segretario della Cgil Reggio Emilia Cristian Sesena
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Il segretario della Cgil Reggio Emilia Cristian Sesena

Il segretario Cgil: «È necessario ci sia un esecutivo nelle sue funzioni»

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Reggio Emilia «Non siamo particolarmente affezionati a Draghi, ma serve un governo nel pieno delle sue funzioni». Così Cristian Sesena, segretario provinciale della Camera del Lavoro. Proprio la scorsa settimana i leader nazionali di Cgil, Cisl e Uil avevano incontrato il presidente del Consiglio e altri rappresentanti del governo. E, a fine luglio, era previsto un nuovo incontro.

«In quella circostanza – afferma Sesena – Draghi ha condiviso le nostre preoccupazioni su temi come la crisi energetica, la lotta alla precarietà, la necessità di strumenti fiscali per tutelare salari e pensioni dall’aumento dell’inflazione, che per noi è un tema centrale, il salario minimo, la legge sulla rappresentanza, le politiche dell’abitare e le riforme fiscali. È stato più che altro un incontro di metodo».

Temi ora rimasti in sospeso: «Per noi come sindacato è importante avere una controparte – aggiunge il segretario della Camera del Lavoro, ricordando che nei confronti del governo la Cgil ha avviato anche una mobilitazione culminata con la manifestazione di Roma del 18 giugno, che sarebbe proseguita anche in autunno in vista della legge di stabilità – Se la controparte sparisce o si indebolisce è un problema perché i temi rimangono in sospeso». Il timore del segretario provinciale Cgil è che si vada verso «una fase di ribellione reazionaria innescata da una crescente rabbia sociale, con un conseguente irrigidimento della democrazia». Per questo, a prescindere da Draghi, «abbiamo bisogno di un governo nel pieno delle funzioni per avere risposte». Fra le preoccupazioni del sindacato, anche il «Pnrr, che rischia di non essere realizzato insieme alle riforme strutturali che comporta». Una preoccupazione anche per gli industriali. Ma, su questo, Sesena avverte: «Ovviamente diciamo “no” a patti per l’Italia che evocano accordi separati fatti nel nome della responsabilità a discapito dei lavoratori e forieri di una nuova stagione di moderazione salariale».

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