Per il giudice è necessaria la perizia psicologica per Leonardo. La madre: «Voglio vedere Erdogan»
Novellara Torna indietro il processo per il rimpatrio del bimbo, portato illegalmente dal padre in Turchia
Novellara L’attesa paziente, il sacrificio di vivere lontani, la fiducia nelle istituzioni e nella giustizia, turca e italiana, non sono servite. Il giudizio d’appello sulla sentenza di secondo grado nel caso del piccolo Leonardo – strappato alla madre la novellarese Ilaria Sassone due anni e mezzo fa dal padre del piccolo, cittadino tedesco di origine turca – ha dato ragione all’uomo. E dunque il bambino, che ormai ha 6 anni, cittadino italiano portato illegalmente dal padre in Turchia nel gennaio del 2020, dovrà essere sottoposto alla perizia psicologica che il padre aveva richiesta nell’appello contro la sentenza di secondo grado che aveva dato ragione alla madre. Come se non valessero nulla due verdetti del giudice turco che aveva stabilito che il piccolo doveva tornare in Italia.
È l’ennesimo epilogo avverso di una vicenda dolorosa e ingiusta, che vede Ilaria Sassone costretta ancora una volta ad aspettare i tempi di una giustizia lenta, che continua a tenere aperta la porta al padre nonostante abbia compiuto un reato per portare il bambino in Turchia: tanto è vero che in Italia, a Firenze, l’uomo è accusato di sottrazione di minore.
Nei giorni scorsi, Ilaria ha potuto trascorrere le vacanze con il piccolo. «Due settimane in Turchia, insieme. Sono state belle come sempre» confida. «Proprio in quei giorni è arrivata la sentenza e il secondo grado, per la terza volta, mi rimanda al primo grado richiedendo questa perizia…» racconta.
Ha un cuore grande e le spalle forti, Ilaria Sassone. Dal primo giorno in cui l’ex compagno le ha portato via il bambino – guarda caso proprio quando il tribunale attribuiva a lei l’affidamento – ha lottato come una leonessa, ma sempre dentro il perimetro della legalità: cosa che non ha fatto, invece, il padre del bambino. E nonostante questo l’uomo, paradossalmente, continua ad avere il piccolo con sé e ad ostacolare la relazione tra la madre e il bambino. Ma adesso anche per Ilaria tutto questo è troppo.
Non è una situazione facile e serena, anche quella che è costretto a vivere il piccolo. Di tensioni ce ne sono state, e tante, specie nei momenti in cui Ilaria, con tanto di provvedimento del giudice, arriva a prendere il piccolo o a riportarlo, puntualmente, al padre.
Questo verdetto è forse il più difficile da accettare, perché la vittoria sembrava davvero vicina. E ne erano convinti anche gli uffici della diplomazia, tra consolato e ambasciata italiana, che in questi anni hanno seguito il caso di Ilaria e Leo. Ma evidentemente lo Stato italiano deve farsi sentire in maniera più decisa per riportare in Italia un bambino cittadino italiano che è lontano da quando non aveva neanche 4 anni. Illegalmente.
«Ho già chiesto degli incontri, non ho più intenzione di scrivere lettere – annuncia Ilaria, che per iscritto si era già rivolta a tutti i massimi livelli istituzionali italiani ed europei –. Adesso, voglio un incontro sia con il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che con il presidente turco, Erdogan». Perché Leo deve tornare nel suo Paese, a casa, dalla madre.l
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