Siccità ed emergenza incendi Stretta sui fuochi d’artificio
Giochi pirotecnici, la commissione prefettizia boccia due richieste su tre. Antonio Sgrò: «Personale straordinario richiamato per i 39 giorni d’allerta»
Reggio Emilia In questo periodo di siccità la «grave pericolosità» per il rischio incendi è massima: l’intera regione è colorata di arancione, vige il divieto assoluto di accendere fuochi agricoli (per bruciare residui vegetali) e anche “sparare” i fuochi d’artificio nelle sagre paesane è diventato proibitivo. Tanto che la scorsa settimana, su tre richieste di autorizzazione per fuochi d’artificio, due sono state respinte.
Pochi sanno che per offrire spettacoli pirotecnici occorre il via libera di una commissione prefettizia, formata da esperti compresi i vigili del fuoco, che valuta le richieste in base ai parametri di sicurezza: ad esempio il punto di accensione, la distanza dal suolo, la presenza di sanitari. Tutti aspetti che devono essere conformi alle norme tecniche del Tulps (testo unico i pubblica sicurezza). La scorsa settimana la commissione tecnica territoriale ha esaminato tre richieste, provenienti da organizzatori della collina e dell’Appennino: due su tre sono state negate.
Troppo alto il rischio di incendi? «Non proprio: sono le prescrizioni a essere diventate più stringenti – spiega Antonio Sgrò, responsabile e coordinatore del Servizio tecnico urgente dei vigili del fuoco di Reggio Emilia –. Il punto è che in questo periodo di picco dell’emergenza incendi le distanze vengono raddoppiate, per evitare che le scintille sviluppino fiamme sul terreno. Non vogliamo privare i reggiani degli spettacoli pirotecnici, purché si rispettino le norme di sicurezza. Siamo in una fase di massima allerta, non si può rischiare inutilmente. Del resto se la legge vieta l’accensione anche di un piccolo fuoco non si comprende perché quelli d’artificio dovrebbero fare eccezione».
Nella pianura padana assetata e secca già a febbraio il numero degli incendi – secondo la campagna Aib (anti incendio boschivi) del Comando dei vigili del fuoco – è aumentato sensibilmente. Nei primi mesi del 2021 (gennaio, febbraio e marzo) si sono registrati 31 incendi che hanno distrutto una superficie totale di 4 ettari, dei quali uno di bosco; nello stesso periodo di quest’anno 55 incendi per una superficie totale di 5 ettari, dei quali 4 di bosco. «Il trend è quello tipico dell’inverno: l’assenza di precipitazioni ha causato un incremento dell’80% dei fenomeni, con una superficie totale simile all’anno precedente ma più fiamme nella fascia collinare e montana».
È andato peggio il secondo trimestre (aprile, maggio e giugno): nel 2021 66 incendi per una superficie totale di 8 ettari, dei quali uno di bosco; quest’anno 86 incendi per una superficie totale di 9 ettari, dei quali uno di bosco.
«La situazione attuale – dicono dall’Aib – presenta un elevatissimo indice di rischio incendi boschivi su tutta la regione per le condizioni climatiche, le temperature elevate, la siccità pregressa e la situazione della vegetazione, con tendenze meteo non favorevoli».
«Finora il Reggiano è stato graziato: si è contato un maggior numero di incendi, quindi più interventi, ma di dimensioni meno estese e riguardanti soprattutto la pianura e la collina. Tant’è che il canadair non è entrato in azione, sono bastati i due elicotteri del 115 di stanza a Bologna adibiti allo spegnimento boschivo grazie a una capienza di 6mila litri – prosegue Sgrò –. Siamo stati esentati dai grandi eventi: rispetto all’anno scorso nei boschi dell’Appennino non si sono verificati quei grossi roghi che invece sono avvenuti nelle vicine province di Parma e Piacenza, dove sono andati bruciati 50 ettari di alberi e dove anche noi pompieri reggiani sono andati a dare man forte».
In ogni caso, dal punto di vista organizzativo, è tutto pronto. «Per i 39 giorni di allerta arancione viene richiamato in servizio personale straordinario: permanenti in servizio effettivo che osservano un orario prolungato».
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