Nuova cassa integrazione alla Goldoni per difficoltà con le materie prime
Tredici settimane di ammortizzatori, ma gli ordini ci sono
Rio Saliceto Nuova cassa integrazione alla Goldoni, brand conosciuto in tutto il mondo nel campo della produzione di macchine agricole. Stavolta, tuttavia, non è per problemi interni all’azienda, ma per difficoltà che interessano il tessuto economico in generale, quali il reperimento delle materie prime.
A partire da oggi, ai lavoratori è stata dunque data la notizia che dovranno affrontare tredici settimane di cassa integrazione.
Un ammortizzatore sociale che arriva in una prospettiva completamente diversa rispetto a quella precedente, in cui i lavoratori dovettero affrontare la stessa misura dopo l’acquisto da parte della cinese Lovol.
Adesso, infatti, gli ordini ci sono: la nuova proprietà, la belga Keestrack, sta mantenendo gli impegni e, giorno dopo giorno, manager e dipendenti si danno da fare per portare l’azienda, gioiellino della meccanica in agricoltura, ai fasti di un tempo. E alcuni lavoratori dei 69 rimasti esclusi dall’accordo, lo scorso anno, sono stati reintegrati in azienda.
Tuttavia, la scure delle difficoltà nel trovare i materiali, o il ritardo in cui sono consegnati, causa blocchi nella produzione che per il momento si cerca di arginare con l’introduzione della cassa integrazione.
Il periodo di entrata in vigore degli ammortizzatori durerà tredici settimane, al termine delle quali si spera che la situazione internazionale sia meno difficoltosa, dal punto di vista del reperimento delle materie prime.
Nel 2020 la Goldoni fu al centro di un’infuocata vertenza che vide i lavoratori riconquistare l’azienda. Lo fecero tramite un presidio permanente, davanti ai cancelli dello stabilimento, al quale fecero tappa numerosi esponenti del mondo del lavoro, del sindacato e della politica. Un tam tam che consentì di tenere accesi i riflettori per mesi sulla vicenda e alla fine dello stesso anno arrivò l’offerta d’acquisto da parte della belga Keestrack, attuale proprietaria.
Il piano industriale della ripartenza ha previsto il mantenimento di 110 posti di lavoro. Tra gli altri 69 c’è chi ha trovato un nuovo impiego e chi, come detto, è stato reintegrato.
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