Gazzetta di Reggio

Reggio

La calda estate degli scioperi

Alla Grissin Bon i lavoratori incrociano le braccia per contratto e salute

Serena Arbizzi
Alla Grissin Bon i lavoratori incrociano le braccia per contratto e salute

Flai Cgil e Fai Cisl chiedono un confronto con l’impresa. «Stagionali assunti da anni e ambienti troppo caldi»

3 MINUTI DI LETTURA





Sant’Ilario Sciopero e presidio alla Grissin Bon di Calerno, azienda leader nei prodotti da forni, dove trovano impiego 260 lavoratori.

Le due ore di sciopero per turno sono state proclamate dalla rappresentanza sindacale in azienda.

La mobilitazione scaturisce dalla vertenza, attualmente in corso, che riguarda la mancata adesione formale al contratto nazionale dell’industria alimentare, risalente al 31 luglio di due anni fa, da parte dell’azienda. Insieme a quest’aspetto, sindacati e lavoratori chiedono anche il pieno riconoscimento dei rappresentanti sindacali interni. Sul tavolo anche il tema del microclima all’interno dei reparti dove si registrano temperature insopportabili, con grave rischio per la salute dei lavoratori.

Altro nodo irrisolto è la richiesta dell’avvio di un percorso di stabilizzazione del personale assunto con il contratto di staff leasing, pratica che rende, di fatto, stabile la precarietà lavorativa di circa un terzo della forza lavoro impiegata in azienda.

«Nel corso di un incontro tenuto con l’azienda non è arrivata alcuna prospettiva di apertura sui temi indicati – spiegano Flai Cgil e Fai Cisl – né sono state fornite motivazioni valide a sostegno delle posizioni espresse e la rsu, dopo aver proclamato uno sciopero di due ore l’8 luglio scorso, connotato da un’ampia partecipazione da parte dei lavoratori, ha proclamato lo sciopero odierno e il presidio».

«La mobilitazione di ieri ha registrato una buona adesione, sia allo sciopero sia al presidio: l’auspicio dei lavoratori e dei loro rappresentanti è che l’azienda voglia aprirsi a un confronto serio e costruttivo nel rispetto dei ruoli ma, principalmente, nel rispetto del diritto del lavoratore alla salute e alla stabilità del lavoro», fanno sapere i sindacati.

«Dei 260 dipendenti all’interno dell’azienda – aggiunge Giovanni Velotti, segretario provinciale Flai Cgil – tra i 40 e i 50 sono in somministrazione. E bisogna soffermarsi sul tipo di contratto che viene stipulato, a tempo indeterminato con l’agenzia e non si capisce perché non sia concordato, invece, con l’azienda. Non c’è, dunque, stagionalità in questo tipo di somministrazione. Questo significa precarizzare definitivamente i lavoratori in somministrazione. Succede, a volte, che i lavoratori con questo tipo di contratto si accorgano della differenza di status in determinate circostanze, come l’elezione della rsu, possibile soltanto da parte dei lavoratori Grissin Bon».

Un altro problema riscontrato dagli addetti è legato al caldo. «Ci sono strutture, capannoni industriali, concepite in epoca vecchia – aggiunge Velotti –. Abbiamo chiesto che vengano trovate soluzioni organizzative, ma per il momento non siamo stati ascoltati. La cosa che ci colpisce è che, nonostante si tratti di una multinazionale, al suo interno sia presente un’involuzione sindacale. Siamo perplessi anche riguardo alle certificazioni e alle implicazioni etiche che hanno. Non capiamo perché non sottoscrivano il contratto collettivo di due anni fa».

«Aspettiamo che il buon senso prevalga – spera il sindacalista –. Auspichiamo, quindi, che si voglia riaprire il confronto. Se questo non arriverà, intraprenderemo nuove strade di mobilitazione in serbo per i lavoratori e delle lavoratrici». 
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google