Silk Faw, esposto di Vinci (Fdi) contro il progetto di Gavassa
Il parlamentare reggiano non accetta che si parli di un semplice ritardo. «Con tanti denari pubblici e privati in ballo, è il momento di fare chiarezza»
Reggio Emilia La magistratura è chiamata a sciogliere i nodi dell’enigma Silk-Faw. Lo pensa Gianluca Vinci, deputato reggiano di Fratelli d’Italia, che ne invoca l’intervento con un esposto alla Procura. L’iniziativa, per la quale il parlamentare ha speso la sua professionalità di avvocato, è motivata con l’interesse dei cittadini a conoscere le reali intenzioni della società sino-americana destinataria di quattro milioni di fondi pubblici stanziati dalla Regione.
Il progetto prevede la costruzione a Gavassa di uno stabilimento per produrre auto di lusso ibride ed elettriche. Consentirebbe quindi l’assunzione di un migliaio di lavoratori qualificati e la ricaduta di un miliardo di indotto sul territorio. Però ha accumulato un ritardo di sette mesi, non essendo neppure stato rogitato l’acquisto dei 360mila metri quadri del terreno su cui dovrebbero sorgere la fabbrica e le annesse strutture ricettive e commerciali. Intanto qualche dirigente tecnico apicale s'è dimesso, alimentando i dubbi e i sospetti dei pessimisti.
Stanno perdendo la pazienza Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, e l’assessore regionale allo Sviluppo economico Vincenzo Colla, che ha posto un ultimatum a Jonathan Krane, numero uno dell’impresa congiunta, e al socio che rappresenta il governo cinese: lunedì prossimo, 25 luglio, dovranno confermare concretamente l’impegno assunto, altrimenti il contributo della Regione sarà sospeso. Anche Vinci chiede che gli amministratori di Silk-Faw scoprano le carte: «Le auto elettriche – spiega su Facebook – rappresentano il futuro e sono da realizzare davvero, ma ancora a Gavassa non si vede che un campo con l’erba, benché da un anno e mezzo la società continui a dire che tutto va bene e si procederà all’acquisto dell'area e alla realizzazione dei capannoni, di alberghi e torri commerciali. Quando ci sono operazioni così importanti, con tanti denari pubblici e privati in ballo, è arrivato il momento di fare chiarezza. Non si può più dire che si tratta solo di un ritardo».
Il parlamentare sottolinea l’accordo di programma con cui il Comune ha concesso esenzioni sugli oneri di urbanizzazione e l’impegno finanziario della Regione per agevolare un’iniziativa industriale così proiettata nel futuro. «Ora – dice – si deve dimostrare che non si parla solo di innovazione, come purtroppo s’è fatto in questi anni, mentre c’è dietro qualche malintenzionato. Qualcuno ha già sollevato parecchi dubbi, visti gli ingenti ritardi. È bene che sia la magistratura a chiarire chi siano queste persone che stanno venendo in Italia per fare le auto elettriche, perché siano così in ritardo e cosa stiano facendo dei finanziamenti pubblici ricevuti». Si tratta, secondo Vinci, di tutelare i cittadini: «Era mio compito come rappresentante del territorio – insiste – sollevare questo problema, su cui la stampa ha posto quesiti che sembrano non avere risposta. È ora che i cittadini sappiano dove finisce il denaro e quali sono le vere operazioni che si stanno facendo. Speriamo che vada tutto bene, ma un controllo aggiuntivo di sicuro non fa male».
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