Spuntano manifesti no vax fuori da quattro ambulatori
Chiari, medico di famiglia: «Paura no ma siamo preoccupati»
Reggio Emilia «Il vostro silenzio uccide». Dopo l’invettiva contro i medici, ecco due numeri legati ai vaccini. «45.316 decessi e 441.6778 eventi avversi». Infine il messaggio: «Rompere il muro di menzogne e lottare per la verità è un dovere». Questo il contenuto dei manifesti, a firma del gruppo (che si definisce invece “forza di lotta non violenta”) no vax e negazionista nota come ViVi, comparsi lunedì mattina fuori dagli ambulatori di almeno quattro medici di famiglia reggiani.
Tra loro c’è il dottor Alessandro Chiari, che quest’anno festeggia trent’anni di lavoro nella medicina generale. Sulla vetrata del suo studio di viale Olimpia (che condivide con il dottor Mattia Soliani) di quei manifesti ne ha trovati ben due.
Non lo hanno spaventato però perché, dice, «siamo abituati a non sapere chi entrerà dalla porta» ma amarezza e preoccupazione in lui l’hanno lasciata.
«È incredibile trovare appiccicati manifesti in cui veniamo accusati di sostenere un complotto – commenta Chiari – noi seguiamo la scienza e stiamo applicando le linee guida approvate dall’Oms e dal Ministero della Salute italiano. Sono i dati a dirci che la vaccinazione ha fatto la sua grossa parte nella lotta al Covid-19».
E aggiunge: «Noi medici di base ci siamo trovati in prima fila in trincea e molti colleghi sono morti».
Per il medico la comparsa di questi manifesti, che ha coinciso con l’imbrattamento della sede dell’ordine dei medici di Reggio Emilia, si inserisce all’interno di un clima di tensione che sta pesando già parecchio sulle condizioni di lavoro della categoria.
Racconta Chiari: «Subiamo molti più atteggiamenti aggressivi da parte dei pazienti e, soprattutto in quest’ultimo periodo, noto che le persone sono diventate molto nervose, critiche e polemiche. E il medico ne fa le spese».
Tra le pressioni c’è certamente l’insistenza prescrittiva da parte di pazienti contrari al vaccino ma a preoccupare il medico, più in generale, è la violenza verbale esercitata contro i medici di famiglia da parte di persone diventate sempre meno tolleranti. Ma anche l’essere costretti (talvolta dalla burocrazia, come dimostra il numero di certificati richiesti al medico per un paziente positivo, cioè tre) quasi prettamente sul Covid con il rischio di trascurare e penalizzare i pazienti fragili, cronici e tumorali.
«L’asse clinico-assistenziale si è spostato sul Covid e anche le liste d’attesa ospedaliere si sono allungate», evidenzia Chiari.
«Nell’ultimo mese sto vedendo anche che sono solo una ventina a settimana i pazienti positivi su un totale di circa 1.500 – continua – questo perché molti hanno smesso di denunciare la mattia convinti erroneamente che adesso il Covid non dia per problemi. Per molti è così ma non per tutti. Ora che c’è molto caldo anche una febbre a 38 può destabilizzare molto il paziente».
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