Blackout, gli esercenti schiumano rabbia: «Chiederemo conto dei danni»
Quintali di merce andata a male, stop a frigoriferi e pagamenti
Reggio Emilia «Abbiamo avuto danni per migliaia di euro: qualcuno ci dovrà risarcire». Gli esercenti del centro alzano la voce, asciugano le vetrine, grondano rabbia.
«Qualcuno dovrà pagarci – invoca Maria Antonietta Iembo, titolare de L’angolo del gelato – e mi auguro si diano una mossa a risarcirci. Ho perso tutta la merce della giornata più quella che ho avevo preparato negli scorsi quattro giorni».
Il frigorifero a due ante in cui erano contenute le torte gelato è stato svuotato, i prodotti sciolti sono andati perduti. Iembo pulisce le vetrine vuote e indica le carapine, i pozzetti in cui normalmente sono custoditi chili e chili di gelato e granite.
«Avevo 28 carapine con tre chili di gelato a testa – aggiunge la titolare – oltre a sei carapine con quattro chili ciascuna di granita più tre chili di yogurt con panna più tutta la merce del laboratorio che devo ancora quantificare».
Gli oltre cento chili di prodotti disciolti per il blackout pesano per tre volte: per l’acquisto delle materie prime, per i costi della produzione in termini economici e di tempo e per la mancata vendita dei prodotti stessi.
Iembo avrebbe dovuto iniziare a lavorare ieri pomeriggio. Il blackout le ha invece imposto di tenere chiusa l’attività per il disappunto della titolare e degli stessi clienti.
«Abbiamo dovuto anche spegnere le macchine – mostra Iembo – o a furia di tenerle accese e poi vederle spegnere si sarebbero fuse».
La titolare ha ricevuto la comunicazione alle 14,40 di ieri. «Mi ha avvisata una ragazza di Tigotà – ringrazia Iembo – mentre ero ancora a casa: avrei dovuto aprire soltanto nel pomeriggio».
Da via Franzoni a piazza San Prospero il passo è breve e il malumore si conferma diffuso. «Abbiamo avuto problemi per due ore e mezzo – quantifica Angelo Melli, titolare dell’omonimo panificio – ovvero dalle 13,30 alle 16 circa. Sul sito di Enel avrebbero potuto fare una mappa con le zone interessate dal blackout. Non sarebbe servito molto e avrebbero dato informazioni utili alla città».
Il titolare pone l’attenzione anche sulle forniture per il Mercoledì shopping di Cna, in programma stasera. «Abbiamo perso tutto il lavoro del pranzo – aggiunge Melli – e ci è rimasta soltanto una laurea, che si è tenuta prima. Vedremo come fare per il risarcimento dei danni».
Un’opzione che non esclude Alessandro Assad, titolare del Caffè del Monte. «In questo periodo abbiamo venduto tantissima acqua fresca – sottolinea Assad – ma ieri non abbiamo venduto assolutamente niente. La preoccupazione è che si possano rompere i frigoriferi a furia che la corrente si stacca e si riattacca. Se dovrò staccare i frigoriferi perché il blackout continua dovrò chiedere i danni, sperando qualcuno li possa pagare».
In piazza Prampolini i baristi del Caffè Europa si reputano fortunati nell’avere limitato i danni a una decina di minuti. Meno sorrisi si colgono dall’altro lato della piazza presso il bar Duomo.
«La luce andava e veniva ogni dieci minuti – recrimina la cameriera Enisa Srdanovic – e abbiamo avuto tantissimi problemi. Il freezer si spegneva e si riaccendeva; il Pos (il dispositivo per il pagamento elettronico) non andava, non potevamo nemmeno fare gli scontrini».
Un elenco di problemi condiviso da Gaetano Demeco, socio del Caffè Diemme in piazza Martiri del 7 luglio. «Dalle 13,30 alle 14 abbiamo avuto varie interruzioni – assicura Demeco – della durata di circa un quarto d’ora. Non sappiamo da cosa siano stati causati, ma abbiamo visto che è stato un problema comune. Nella nostra zona c’erano gli allarmi che suonavano e si sono registrati tantissimi problemi. Per fortuna, da noi il blackout è durato relativamente poco».
I baristi hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco. «I clienti non potevano pagare con il Pos – conclude Demeco – e non riuscivamo nemmeno a fare gli scontrini. Senza elettricità ormai non si può più far nulla, dal caffè a tutto il resto. Per fortuna, le interruzioni sono state brevi e non abbiamo avuto nessun grave danno».
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