Delitto Dante Gomme: fu una trappola La procura contesta la premeditazione
Cadelbosco Sopra Avviso di chiusura delle indagini preliminari: «Sestito pianificò tutto»
Cadelbosco Sopra Un omicidio con l’aggravante della crudeltà e dei futili motivi, ma soprattutto con premeditazione: una trappola in piena regola, pianificata nei minimi dettagli. Questa è la lettura della procura – che dovrà trovare una conferma al processo – sul delitto Dante Gomme. Ieri è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari. Per l’assassinio di Salvatore Silipo, 29 anni, è tuttora detenuto quello che si conferma essere l’unico indagato: Dante Sestito, 70 anni, originario di Cutro e residente a Cadelbosco Sorpa, padre dell’attuale gestore (il figlio Antonio) dell’officina di via Verga.
Il giovane ucciso, padre di famiglia, lavorava proprio in quell’officina come gommista da anni. Poi lo screzio con il datore di lavoro, che conosceva da quand’era ragazzino: quasi un secondo padre per lui, come hanno detto i familiari della vittima che da subito hanno chiesto giustizia, organizzando anche una fiaccolata prima del funerale a Cutro. Da circa un mese e mezzo il 29enne aveva abbandonato il lavoro, pare per un ammanco nella ditta, evidentemente di valore, che però non risulta denunciato alle forze dell’ordine. Si parlava di alcune gomme, ma potrebbe esserci ben altro. In ogni caso uno “sgarro” che è considerato il movente dell’omicidio.
Il 24 ottobre 2021 Silipo era stato convocato in officina dai Sestito (padre e figlio) assieme al fratello, Francesco Silipo, e al cugino Piero Mendicino, che dopo l’iniziale sconcerto hanno avuto la prontezza di scappare dal capannone e di chiedere aiuto a una gazzella di carabinieri di passaggio. Doveva essere un incontro chiarificatore, per riportare la pace: il 29enne si inginocchiò – secondo le prime dichiarazioni dei due accompagnatori – davanti a Dante in segno di rispetto, protestando la sua innocenza. Ma Sestito si è avvicinato all’ex garzone, ha estratto una 44 Magnum e ha sparato un colpo in testa: uno solo, fatale, come a giustiziarlo.
Le indagini condotte dall’Arma, con gli esperti della Scientifica che hanno passato al setaccio il capannone, si sono concentrate sulle telecamere (il capannone era coperto da una videosorveglianza capillare degna di una gioielleria, però guardacaso con “buchi” temporali nel giorno del delitto e in alcuni giorni precedenti), sulla perizia balistica sull’arma di grosso calibro (una 44 Magnum Smith & Wesson rubata a Pieve di Cento il 16 gennaio 2019, detenuta illegalmente) e sulle tracce biologiche. Da parte sua Dante Sestito si è chiuso in un mutismo assoluto: nell’udienza di convalida si è avvalso della facoltà di non rispondere e l’avvocato difensore, Luigi Colacino, in tutti questi mesi non ha chiesto alcuna attenuazione della misura. Ora il prossimo passo giuridico sarà l’udienza preliminare, che con tutta probabilità slitterà a dopo l’estate. Certo che di fronte alla premeditazione sarà più difficile, per la difesa, sostenere il gesto d’impeto dettato dall’ira. l
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