«Ho visto il nonno piangere perché non vedeva gli amici»
I mesi di segregazione in casa: vendettero il suo trattore
Toano «Ho visto il nonno piangere perché non poteva più vedere i suoi amici, che tra l’altro non potevano venire a casa a trovarlo perché la casa era brutta».
È quanto ha riferito agli inquirenti come persona informata dei fatti anche il nipotino di Giuseppe Pedrazzini, che ha confermato come il motivo dello strano clima che si respirava nell’ambiente familiare fosse uno solo: i soldi.
La situazione economica della famiglia non era buona da quando non si poteva fare più affidamento sulla pensione della bisnonna, che è morta lo scorso mese di dicembre: era la madre di Marta Ghilardini, e viveva insieme a tutta la famiglia. Emerge così che Sara Pedrazzini e il marito Riccardo Guida ritenevano che l’anziano destinasse parte delle proprie entrate a parenti e amici, circostanza che non trova alcun riscontro nella realtà.
Di certo per dipanare la matassa del giallo, gli inquirenti non hanno fatto altro che attenersi al motto follow the money, seguire il denaro. Il denaro era diventato, infatti, un problema subito dopo il decesso di Giuseppina Colombari, la suocera della vittima, che viveva insieme a Marta, a Giuseppe e alla famiglia di tre persone di Silvia. È a quel punto che il nucleo si trova ad affrontare «un peggioramento delle già precarie condizioni economiche» e al rifiuto, da parte di Pedrazzini, di provvedere lui al mantenimento di tutti.
Appena scomparsa Giuseppina Colombari, Marta chiede a un affittuario dei terreni agricoli di proprietà della defunta di acquistare, oltre agli attrezzi agricoli del marito, anche i poderi.
«Ciò dimostra in maniera incontrovertibile – scrivono gli inquirenti – la condizione di povertà in cui tutti gli indagati erano finiti, tanto da indurli ad alienare tutto ciò che potevano per procurarsi i necessari introiti».
Le manovre per la spoliazione sistematica dei beni di Giuseppe Pedrazzini – ancora vivo – erano partite da tempo. Una serie di episodi strani insospettiscono anche i paesani, che conoscevano bene l’anziano.
A partire dalle galline che Giuseppe portava in dono come un bene prezioso e che spariscono all’improvviso, insieme agli altri animali.
A dicembre la figlia della vittima, Silvia, contatta una ditta per la vendita del trattore e di un rimorchio del padre. Silvia manda via Whatsapp al titolare delle foto di «un trattore, una zappa, un aratro e altri attrezzi agricoli». Il 21 dicembre il titolare si reca nell’abitazione dei Pedrazzini per visionare gli oggetti, concordando un prezzo di 500 euro. La transazione viene conclusa e il 30 dicembre il titolare va dai Pedrazzini per pagare e ritirare i beni: serve la firma di Giuseppe. Marta entra in casa con il documento in mano ed esce con la firma del marito, che non viene mai visto dagli acquirenti.
Stesso copione per un secondo contratto, riguardante il trattore. «Dalle dichiarazioni rese dai testimoni è emerso che Pedrazzini, proprio nel torno di tempo in cui è avvenuta la vendita, aveva manifestato il proprio intendimento di non separarsi né dagli attrezzi agricoli né dal trattore». «Questo trattore muore con me», aveva detto alla presenza di tre conoscenti il pensionato, tra l’altro recandosi poco prima nella stessa ditta per far aggiustare «senza fretta» una motosega: segno che non aveva alcuna intenzione di disfarsene. Anche il nipote (figlio della sorella a cui si deve la denuncia di scomparsa) ha detto di essere rimasto profondamente stupito della vendita del trattore poiché sapeva che lo zio non se ne sarebbe mai separato. In seguito si è scoperto che «la vendita dei beni è stata realizzata di nascosto da Giuseppe, il quale non ha mai saputo quanto avvenuto e non ha apposto alcuna firma»: firme false. In questo cupo quadro c’è spazio perfino per i vicini. Una vicina di casa, che ha visto in cortile Giuseppe («va meglio»), ha manifestato «timore per la propria incolumità» per avere riferito ai carabinieri il breve dialogo.
«Il primario interesse degli indagati – è la conclusione degli inquirenti – era garantirsi le provvidenze di cui era titolare Pedrazzini». Vivo o morto che fosse.
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