Reggio tra le città più “care” d’Italia. In crisi anche la Caritas
Inflazione al 7,2 per cento, con aggravi pesanti sulle famiglie Gollini: «Strutture diocesane: 50mila euro di costi in più»
Reggio Emilia La classifica delle città più “care” dell’Istat, stilata dall’Unione nazionale consumatori, vede Reggio Emilia ventesima in graduatoria.
L’inflazione a Reggio Emilia si attesta al 7,2 per cento: sfiora, quindi, la media nazionale dell’8 che si traduce con un rincaro annuo per famiglia, in media, sui 1.740 euro. Un record, se si considera che dati simili non si vedevano da 36 anni.
La classifica prende in considerazione i territori sia dal punto di vista capillare, con l’analisi della situazione nelle città, sia su scala più “macro, scandagliando le regioni, per poi tornare nei comuni capoluogo e che contano oltre 150mila abitanti. Il dato della graduatoria è relativo al giugno scorso ed è previsto un amento.
Secondo quanto prevede Federconsumatori, infatti, dalle stime si calcola che il dato sull’inflazione si stia già avvicinando a grandi passi al 10 per cento. Una situazione difficile da gestire, se si considera che, rispetto allo scorso anno, gli aggravi, per famiglia, superano i 2.300 euro.
Un dato sconfortante, che si abbatte anche su realtà che offrono sostegni contro la crisi, come la Caritas.
«Ad oggi non abbiamo un dato numerico su quanto l’aumento dei prezzi, soprattutto energetico e alimentare, stia influenzando la povertà e le dinamiche ad essa collegate a livello reggiano; tuttavia possiamo condividere alcune prime riflessioni e impressioni qualitative – spiega Andrea Gollini, direttore della Caritas –. I nostri centri di ascolto rilevano un problema crescente collegato sia al caro prezzi, ma soprattutto al tema delle bollette (o delle spese condominiali che comprendono il riscaldamento)».
Il problema colpisce sia le famiglie già seguite dalla Caritas, che lamentano una maggior fatica a far fronte a queste spese ma anche nuove famiglie, in numero contenuto. «In particolare – prosegue Gollini – risultano a rischio quelle famiglie già in bilico e che destinano tutto il loro reddito al bilancio familiare ordinario. Sul fronte bollette il bonus energia ha rappresentato sicuramente un aiuto per diverse famiglie seguite anche se non ha risolto il problema. Secondo il nostro punto di vista, possiamo ipotizzare che il problema, seppur già presente, si manifesterà maggiormente nei prossimi mesi. Dalla nostra esperienza, le persone, in prima battuta, provano a farvi fronte autonomamente, poi, quando finiscono le risorse, arrivano da noi. Temiamo che se lo scenario non muta, o non vengono messi in campo nuovi correttivi dalle istituzioni, ci attenderà un autunno problematico sia per il prolungarsi della situazione, in cui vengono erose anche le risorse accantonate, dove queste ci siano, ma anche per la necessità di utilizzo più consistente del riscaldamento».
La Caritas stessa non è esente, come detto, dalla mannaia dei rincari. «Colgo l’occasione per segnalare come queste dinamiche hanno impattato anche su di noi come organizzazione: sulle strutture di accoglienza e servizi diocesani abbiamo stimato un aumento dei costi per le utenze di 50mila euro su base annua. Così come il problema ci tocca anche sul fronte dell’aiuto alimentare, dove si è verificato un calo delle donazioni e un aumento del prezzo dei beni alimentari che acquistiamo. Prima degli aumenti un pacco alimentare settimanale aveva un valore medio che si aggirava tra i 15 e 25 euro. I beni alimentari che più hanno avuto rincari, o difficilmente reperibile, sono: olio di semi, pasta e farina e prodotti derivati. Gli aumenti medi registrati sui prodotti acquistati sono del 20 per cento, portando il valore dei pacchi fra i 18 e 30 euro».
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