La Villa Manodori di Roncolo è tornata all’antico splendore
La storica dimora completa il relais della tenuta Venturini Baldini
Quattro Castella La storica Villa Manodori di Roncolo ha riaperto le sue stanze. La dimora che nei secoli fu dei marchesi Fontanelli, dei conti Galliani e Ancini e nell’Ottocento divenne residenza del marchese Pietro Manodori, figura di primo piano nella scena politica ed economica reggiana a cavallo dell’Unità d’Italia, è tornata al suo antico splendore ed oggi è una struttura alberghiera che fa parte del Relais Roncolo 1888.
La famiglia Prestia, che nel 2015 ha rilevato Venturini Baldini, punto di riferimento per la produzione di vini ed aceti di qualità, ha così aggiunto un ulteriore tassello al rilancio dell’intera tenuta.
Nella villa sono state ricavate due suites e quattro stanze, che portano a 12 le unità a disposizione della struttura ricettiva, che era già attiva da tempo in un’altra dimora attigua. Il restauro di Villa Manodori, curato dallo studio milanese DC | EF, è la parte più qualificante del progetto che ha trasformato la tenuta nel primo e unico wine relais della nostra provincia.
Dopo le difficoltà legate al Covid, quest’anno la stagione è partita molto bene già da aprile.
«L’80% dei nostri ospiti sono stranieri, e tra essi molti olandesi e svizzeri – dice Julia Prestia – Sono persone che conoscono l’Italia e sono alla ricerca di luoghi meno battuti. La collina reggiana, posta tra la Food Valley e la Motor Valley, è un’ottima base per visitare Reggio Emilia, ma anche Parma e Modena, con tutto quello che questa zona è in grado di offrire in termini gastronomici, culturali e paesaggistici».
I lavori di ripristino della villa sono stati eseguiti in un’ottica conservativa degli spazi originari, con particolare attenzione all’apparato pittorico degli affreschi che caratterizzano pareti e soffitti delle stanze.
Nel salone del primo piano fa bella mostra una carta da parati dipinta a mano dal pittore francese dell’Ottocento Horace Vernet, noto per le sue opere raffiguranti scene di battaglia.
L’approccio conservativo è stato applicato anche negli interventi strutturali di cui necessitava l’edificio, che hanno interessato principalmente le fondazioni, il consolidamento di tutti i solai preservando gli elementi strutturali decorati e il restauro delle facciate esterne; sui prospetti è stata riproposta la colorazione originaria, testimoniata da documenti dell’epoca, e sono state riaperte le finestre murate nelle ristrutturazioni che si sono susseguite negli anni.
Dal punto di vista distributivo, si è mantenuto il più possibile l’impianto esistente della villa. È stato proprio il restauro conservativo a riportare alla luce i colori che caratterizzavano originariamente i soffitti lignei.
Nelle zone di servizio al piano terra sono state mantenute le tavelle in cotto originarie, così come nella piccola cappella. Nelle suites al primo piano, sotto ai soffitti decorati degli ambienti, è stato posato un parquet in rovere naturale a spina italiana, che insieme all’intonaco a calce spatolato, richiama i materiali originari della villa, scelta riproposta anche nelle stanze del secondo piano. Qui, i soffitti privi di decorazioni sono stati recuperati tramite sabbiatura e colorati in tinta unita, riprendendo le nuance ricorrenti nelle decorazioni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
