Gazzetta di Reggio

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Il lutto

È morto a 79 anni Alberto Manotti, il “Re del Po”

di Andrea Vaccari
È morto a 79 anni Alberto Manotti, il “Re del Po”

Alberto Manotti era l’anima del Grande fiume sulla sponda di Boretto. Nella sua isola di Pan c’è la capanna costruita con i tronchi. Domani l’ultimo saluto

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Boretto Il Grande fiume ha perso il suo sovrano. Dopo oltre un anno trascorso tra vari reparti ospedalieri a seguito della caduta avvenuta sulla sua mitica capanna allestita sugli alberi in spiaggia, il “Re del Po” il 79enne Alberto Manotti ha smesso di lottare.

Durante tutto questo calvario ha sempre venduto cara la pelle e cercato di reagire alle tante conseguenze di quell’incidente, costantemente assistito dall’affetto dei familiari che lo hanno sorretto e seguito passo passo, in ogni spostamento. Ieri, purtroppo, è arrivata la notizia della sua morte, che dalla cerchia familiare si è rapidamente diffusa non solo in paese, ma in tutta la bassa reggiana e oltre, perché Alberto era sì una peculiarità di Boretto – dove si sprecano gli aneddoti che lo hanno visto protagonista nel corso di tanti anni – ma la sua fama superava abbondantemente i confini del paese.

In quella che amava definire “Isola di Pan”, Manotti è sempre stato all’opera e si è impegnato a costruire sempre più attrazioni fatte con materiali naturali, con l’obiettivo di far divertire i bambini che vi si avvicinavano.

Oltre a quella costruita sugli alberi, celebre è – nell’immaginario collettivo – la capanna che per anni costruiva sulla spiaggia, e che puntualmente, con l’arrivo della piena, il Po gli portava via, senza però mai farlo desistere dall’edificarne un’altra.

È stato lui stesso ad autobattezzarsi “Re del Po”, in quanto da sempre ha vissuto in simbiosi con il fiume, nelle cui vicinanze trascorreva gran parte delle ore della giornata.

Operaio in una fabbrica di mobili e per anni custode del locale campo sportivo, fin dagli anni ‘70 ha realizzato nel greto del Po baracche e costruzioni, incastrando e inchiodando tronchi e rami recuperati sulle rive.

Personaggio storico e pittoresco del paese, classe 1942, qualche anno fa salì alla ribalta nazionale grazie al documentario di Elena Fieni dal titolo “Visibile...Invisibile: un re racconta il suo regno” e ai diari del giornalista Paolo Rumiz pubblicati su Repubblica, e innumerevoli sono i video su Youtube che lo vedono protagonista: gli appassionati del fiume, ma anche escursionisti, ciclisti o semplici visitatori di passaggio che si imbattevano in lui molto spesso ne riprendevano i discorsi, nei quali esprimeva tutta la sua “regalità”.

Manotti, infatti, vedeva nel suo essere “re” non un pretesto per comandare quanto per dialogare con il fiume, che a suo dire ascoltava e capiva.

Chi, almeno una volta, si è avventurato lungo la spiaggia borettese non ha potuto fare a meno di notare lui e le sue costruzioni, diventate nel tempo una vera e propria celebrità. L’episodio che allontanò per sempre Manotti dal suo Po avvenne alla fine di maggio dello scorso anno quando – in un caldo pomeriggio – accusò un malore sulla sua capanna costruita sugli alberi, in seguito al quale cadde rovinosamente sul pavimento in legno.

Fortunatamente si accorse delle sue condizioni un passante, che allertò i soccorsi: disidratato e con varie fratture, venne portato in ospedale e da lì iniziò un lungo percorso, anche nei reparti di terapia intensiva.

Manotti lascia la moglie Piera e i figli Monica e Yuri, oltre al fratello Giorgio, le sorelle e tanti altri parenti. Domani alle 10.15 l’addio: la salma, a cura delle Onoranze Cantoni, lascerà l’ospedale di Guastalla per fermarsi sul ponte per Viadana, per un saluto ideale alla suo fiume e alla sua capanna. Poi via per la cremazione.

In qualche modo, non sembra poi così strano che il Po perda il suo re proprio mentre è in corso la sua stagione più difficile. Senza Alberto, il Grande fiume è entrato in una secca da record che fa temere per il futuro. Servirebbero più che mai, oggi, la sua allegria e il suo ottimismo.


 

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