Gazzetta di Reggio

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Allarme in agricoltura

Manodopera, carenza nei campi. «Raccolta sempre più a rischio»

di Luciano Salsi
Manodopera, carenza nei campi. «Raccolta sempre più a rischio»

Lorenzo Catellani, presidente provinciale della Cia: «Difficile assumere fra reddito di cittadinanza e concorrenza dell’edilizia»

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Reggio Emilia Non bastavano il vertiginoso rincaro dell’energia e una siccità senza precedenti. Ora anche la carenza di manodopera infierisce sull’agricoltura, minacciando di impedire la raccolta dei prodotti arrivati faticosamente a maturazione. Il fatto è che sono sempre meno numerosi gli italiani disposti a lavorare nei campi e nelle stalle.

Come in gran parte dell’Italia, nella nostra provincia si ricorre da tempo agli stranieri, in particolare a indiani e pakistani, ma quest’anno la guerra e il superbonus edilizio rendono ancor più difficoltose le loro assunzioni per i lavori agricoli stagionali, più spesso affidati a europei dell’Est e nordafricani.

Le associazioni del settore lanciano l’allarme. La Confederazione italiana agricoltori stima che in Italia potrebbero mancare tra 90mila e 110mila salariati per le operazioni che si compiono d'estate. La preoccupazione è condivisa dal presidente provinciale Lorenzo Catellani, che spiega: «La mia azienda di San Maurizio si compone di venti ettari di vigneto specializzato. La raccolta dell’uva è meccanizzata e non richiede l’impiego di braccianti, anche se chi non ha macchine proprie riscontra qualche problema nella ricerca dei contoterzisti. La situazione è grave, invece, per la maggior parte degli imprenditori agricoli. Nei giorni scorsi ne abbiamo discusso durante l’assemblea regionale che ha eletto il nuovo presidente della Cia Emilia-Romagna, il frutticoltore ravennate Stefano Francia».

Uno dei principali ostacoli al reclutamento della manodopera è rappresentato dalle norme che regolano la concessione dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro. La Cia denuncia i ritardi sia rispetto allo sblocco delle pratiche relative al 2021 sia rispetto all’emanazione del Decreto flussi per il 2022. Eppure la manodopera straniera rappresenta ormai stabilmente un terzo (29,3%) degli addetti all'agricoltura in Italia e una quota ancora più elevata nel territorio reggiano.

«Quest’anno – riferisce Catellani – la carenza s’è aggravata a causa dell’arrivo dall’Ucraina di tanti profughi a cui è stata data la precedenza. Gli imprenditori agricoli presentano alla Prefettura, spesso tramite le loro associazioni, elenchi nominativi degli stranieri che vogliono assumere. Chiediamo che le operazioni burocratiche siano accelerate».

C’è, poi, una normativa che scoraggia gli italiani intenzionati a lavorare occasionalmente nei campi. «Una volta – obietta Catellani – c’erano i voucher, ma ora percettori di reddito di cittadinanza e pensionati temono di perdere una parte delle loro entrate accettando questi impieghi per pochi giorni. Si dovrebbero semplificare le assunzioni con contratti appositi che oggi non ci sono. Inoltre subiamo la concorrenza dell’edilizia, che con il superbonus ha attratto molta manodopera».

Intanto nella nostra provincia sono iniziati o s’avvicinano i tempi delle raccolte manuali, anticipate dall’eccezionale calura. Ai primi d’agosto è prevista quella delle varietà precoci di pere. Intorno al dieci sarà avviata la vendemmia, peraltro in gran parte meccanizzata. Il perdurare della siccità è destinata ad appesantire i danni già arrecati alle colture. «I meloni e i cocomeri – sottolinea Catellani – necessitano ancora di acqua, di cui hanno il massimo bisogno ai primi d’agosto. Se la mancanza di braccia impedirà di completarne la raccolta si dovranno ridurre gli appezzamenti destinati a queste colture. Finora in pianura la bonifica è riuscita, con lunghe code, a soddisfare la domanda d’irrigazione con i prelievi dal Po. L’Enza accusa la più grave carenza idrica. Il Secchia era abbastanza generoso fino ad una settimana fa. Ora la traversa di Castellarano è vuota. Nella pedecollina i vigneti sono sofferenti. Il mais è già compromesso. Nei casi peggiori se non verrà perso sarà svenduto per ricavarne il biogas. Le pere sono belle, dopo i disastri provocati nel 2020 dal gelo e l’anno scorso dalla cimice asiatica».

L’arsura s’aggiunge all’aumento dei costi di produzione provocati dall’impressionante rincaro dell’energia e anche dei materiali impiegati per la raccolta dei prodotti: «Il prezzo del gasolio agricolo – osserva il presidente della Cia – è triplicato e ora arriva a 1,60-1,70 euro al litro. Il governo aveva promesso ristori per il primo trimestre, ma non li ha confermati per il secondo. Ormai si lavora in perdita». La crisi politica e lo scioglimento delle camere accentuano le incertezze e le difficoltà. I coltivatori temono di vedersi cancellare o ritardare i provvedimenti richiesti, mentre Draghi rimane soltanto per il disbrigo degli affari correnti o poco più.
 

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