Gazzetta di Reggio

Reggio

Il caso a Montecchio

Oltre 1.500 fagiani trovati morti, indagini Ausl

di Elisa Pederzoli
 Oltre 1.500 fagiani trovati morti, indagini Ausl

Rinvenuti nella voliera di Montecchio della Atc 3 Collina. «Esclusi gravi virus, forse il caldo»

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Montecchio Una vera e propria morìa, ancora senza una spiegazione. Anche se i primi accertamenti sanitari hanno escluso i rischi peggiori – come l’aviaria – e ora si guarda alle conseguenze di questo caldo torrido come possibile causa di quegli oltre 1.500 fagiani trovati morti nella voliera di Montecchio dell’Atc 3 Collina.

Come ogni anno, l’associazione di gestione faunistica che si occupa del territorio a Sud della via Emilia – fino ai Comuni di Carpineti, Casina Canossa e Toano – aveva acquistato da un allevatore di Vicenza qualcosa come 3mila fagiani. «Che vengono poi cresciuti nella nostra voliera a cielo aperto di 24mila metri quadrati, che si trova a Montecchio, e in seguito liberati, in vista dell’apertura della caccia, la terza domenica di settembre» spiega l’impiegato di Atc 3.

Tutto bene, per i primi 15 giorni dall’arrivo degli animali che inizialmente continuano a essere nutriti con i mangimi forniti dall’allevatore per poi essere piano piano abituati agli altri alimenti naturali, come il mais. A un certo punto, però, durante i consueti controlli da parte degli associati incaricati, ci si è resi conto che ce ne erano di morti. Fino a che la situazione si è aggravata. L’accaduto è stato segnalato all’Ausl e le carcasse sono state affidate al Servizi veterinario per gli accertamenti sanitari del caso. «I primi risultati hanno escluso ad esempio l’aviaria. E ci hanno detto che avrebbero inviato i campioni al laboratorio più specifico do di Piacenza per altri esami. Ancora non abbiamo ricevuto per iscritto la risposta, ma ci hanno informato verbalmente che non è emerso niente». Da parte loro, gli associati di Atc 3 non sono rimasti con le mani in mano, ma hanno cercato di capire cosa sta accadendo facendo analizzare il mangime, ma anche in questo caso nulla è emerso. «E nell’ipotesi che fosse botulino, abbiamo fatto fare esami anche a un fagiano non ancora morto ma in cattive condizioni: anche in questo caso, non è emerso niente» confermano da Atc 3. Resta, dunque, da capire cosa stia uccidendo i poveri fagiani. E a questo punto, si guarda alle difficili condizioni del meteo in questa estate torrida, al caldo. «Ci hanno detto che il caldo potrebbe liberare delle spore dal terreno che si potrebbero rivelare tossiche per i fagiani...» dicono ancora. Intanto, ovviamente, la liberazione dei fagiani ancora vivi è ferma in attesa di risposte.


 

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