Il negoziante: «Mi sono difeso. Sono stati 20 minuti di terrore»
Mostra il morso al braccio: «Li ho inseguiti perché scappavano»
Reggio Emilia «Mi sono solo difeso. Cosa dovevo fare? Farmi ammazzare? Volevo trattenere quei tizi fino all’arrivo della polizia perché stavano scappando. La colluttazione è stata lunga: venti minuti di terrore». È questa la versione del titolare del mini market di via Roma, ieri pomeriggio regolarmente al lavoro. «Dopo aver passato la notte prima in ospedale e poi in questura», precisa. E dopo essere passato di buon mattino per ripulire e mettere a posto il negozio a soqquadro.
A suo dire gli aggressori «erano in sei: due non li hanno presi». Circostanza che al momento non trova conferma: difficilmente il gruppo avrebbe potuto arrivare in sei su un un’unica macchina e non è chiaro se i due che mancano all’appello si siano aggiunti in autonomia per dar man forte ai connazionali.
Nel quartiere di Santa Croce, dove è apprezzato, lo chiamano “il pakistano”, ma in realtà l’esercente è originario del Bangladesh. E non è un novellino: ne ha viste di tutti i colori. L’esercizio pubblico resiste in via Roma da ben nove anni. «Due anni fa, con una spaccata, i ladri mi hanno derubato. E non sono mai stati individuati, nonostante anche in quel caso avessi fornito i filmati delle telecamere».
Il pandemonio si è verificato, sempre a suo dire, «perché io non c’ero, altrimenti avrei saputo come mandarli via. Ci sono abituato. Invece l’aiutante ha avuto paura e quelli devono aver pensato che potevano fare qualsiasi cosa».
Sabato sera, quando il gruppo ha parcheggiato l’auto «proprio all’angolo con via Filippo Re», «io ero già a casa». L’antefatto glielo ha riferito il dipendente. «Sono entrati e hanno chiesto patatine, altri generi alimentari e birra. Il commesso ha detto che l’alcol non lo poteva dare, e ha spostato le bevande di fianco. Ma l’altro non ha voluto sentire ragioni e ha insistito», ricorrendo ben presto alla forza. Il malintenzionato prima ha sferrato un pugno in testa al commesso, che ha riparato nel retro telefonando al titolare, e poi ha arraffato le birre portandole in macchina.
«Appena arrivato non ho fatto in tempo ad appoggiare la bicicletta che subito uno mi si è scagliato contro. “Aiuto, aiuto”, ho gridato, così due connazionali che erano seduti fuori sono intervenuti in mia difesa».
Alla domanda se è vero che ha usato spranghe e pancali come armi, beccandosi una denuncia, l’interessato non ha nascosto la sua rabbia. «Sono gli altri che hanno afferrato una spranga e mi hanno distrutto il locale. Aprivano le bottiglie, bevevano un sorso e poi le scagliavano contro gli scaffali. Il frigorifero è danneggiato, il registratore di cassa non funziona, idem la bilancia per pesare frutta e verdura. Ho 5-6mila euro di danni. Sono sempre qui a lavorare, mentre quelli di mestiere rubano».
Il titolare sostiene che il video conferma che si è trattato di legittima difesa. «Non siamo stati noi a iniziare. E non mi interessava recuperare le bevande: li ho inseguiti perché altrimenti sarebbero scappati prima dell’arrivo della polizia, che ho allertato anch’io. I residenti di fronte, affacciati alle finestre, possono confermare». Ad attenderlo un’altra serata di lavoro. «Certo. Non posso permettermi di chiudere».
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