L’estate dei pianisti
Questa sera (alle 21.30) ai Chiostri di San Pietro con i musicisti Sandro De Palma e Ilya Grubert
Reggio Emilia Il grande interesse verso il programma è collegato all’indiscusso valore degli interpreti. Questo per l’appuntamento conclusivo del Festival dei Pianisti Italiani di questa sera (ore 21.30) ai Chiostri di San Pietro. Due in particolare i musicisti protagonisti: da una parte il celere violinista lettone Ilya Grubert l’unico che vinse nello stesso anno – il 1978 – sia il Concorso Paganini di Genova che il Concorso Cajkovskij di Mosca. L’altro artista è il pianista Sandro De Palma che si è formato alla scuola di Vincenzo Vitale e successivamente con Nikita Magaloff e Alice Kezeradze-Pogorelich. I due eseguiranno la celebre Sonata di Franck per violino e pianoforte e, sempre dell’autore francese (del quale si celebrano i 200 anni dalla nascita) e insieme a Valentina Danelon violino, Silvia Mazzon viola e Luca Giovannini violoncello, il Quintetto in fa minore.
Eseguito per la prima volta, il 17 gennaio 1880 a Parigi con Camille Saint-Saëns al pianoforte, il Quintetto è oggi considerato un monumento del repertorio francese riservato a questa formazione da camera. Il brano colpisce soprattutto per la potenza sonora, oltre che per l’ampiezza della sua architettura, in cui si sviluppa un procedimento tipico della scrittura di questo compositore: la forma ciclica, principio unificatore dell’opera. Anche la Sonata per violino e pianoforte scritta ed eseguita per la prima volta il giorno del matrimonio del violinista belga Eugène Ysaÿe – dedicatario dell’opera – con Louise Bourdau, ha tale caratteristica.
Questa insieme alla pregnante cantabilità, è stata a lungo interpretata come una probabile fonte di ispirazione sonora per Marcel Proust nella descrizione della “piccola frase” musicale della Sonata per violino e pianoforte di Vinteuil che Charles Swann, uno dei protagonisti de À la recherche du temps perdu, associa all’amore che egli nutre per la giovane e misteriosa Odette. In ogni caso la Sonata ben corrisponde a una metafora sonora in cui vengono messi in scena quattro distinti e possibili momenti della vita di una coppia che, a partire dal lirismo del primo incontro amoroso, passa attraverso momenti di accesa passione e conflittualità, seguiti da momenti di riflessione retrospettiva, infelicità e ripiegamento di fronte a una possibile separazione, fino a giungere a un nuovo riavvicinamento che prelude all’effervescenza celebrativa della festa finale, come possibile riferimento all’occasione nuziale.
Il concerto si apre con Kol Nidrei per violoncello e pianoforte di Max Bruch, una composizione del 1881, scaturita nell’ambito delle ricerche operate dall’autore sul canto tradizionale centro-europeo. Kol Nidrei è formata da una serie di variazioni su due antiche melodie ebraiche risalenti al VII – VIII secolo. Yom Kippur, il giorno ebraico della penitenza, ha inizio con la recita del Kol Nidre, che in aramaico significa “tutte le promesse”; spesso questa melodia è stata utilizzata dai compositori come tema per brani vocali con accompagnamento. Bruch, scrivendo questo assegna al violoncello solista il compito di rappresentare la voce rapsodica del rabbino che intona il canto nella sinagoga, utilizzando come motivo principale il tema Kol Nidre; peraltro, la melodia mantiene il suo carattere originario solo all’inizio, poiché, affiancata da un secondo motivo parimenti antico, con una serie di variazioni si trasforma in uno splendido concerto per violoncello.
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