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Lockdown, quanto è stato efficace? Uno studio Unimore lo ha misurato

Alice Benatti

	Uno scatto di piazza Vittoria a Reggio Emilia deserta alle ore 20 del 18 marzo del 2020



	 
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Uno scatto di piazza Vittoria a Reggio Emilia deserta alle ore 20 del 18 marzo del 2020  

I movimenti dei cellulari sono serviti ad avere dati sulla mobilità

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Reggio Emilia Quanto sono stati efficaci a Reggio Emilia i primi trenta giorni di lockdown (iniziato il 9 febbraio 2020) nel limitare nuove infezioni da Covid-19? E in Italia, da febbraio a giugno? Insomma: la riduzione della mobilità nel nostro Paese ha davvero inciso nel contenimento del virus?


I Big Data analizzati da un gruppo di ricercatori e di ricercatrici dell’Università diModena e Reggio Emilia, guidati dall’igienista professor Marco Vinceti, dicono di sì.

«Il serrato blocco ha comportato una riduzione dell'82% della mobilità per l'intero Paese ed è stato efficace nel frenare rapidamente l'epidemia», concludono nello studio “Substantial impact of mobility restrictions on reducing Covid-19 incidence in Italy in 2020” appena pubblicato sul “Journal of Travel Medicine”, prestigiosa rivista della Oxford University Press, leader nei settori della Sanità Pubblica, Malattie Infettive e Medicina.

Analizzando i dati su base provinciale è stato possibile osservare che la riduzione dei movimenti dal 10 febbraio al 9 marzo è stato un fattore determinante per la diminuzione del tempo al picco delle curve epidemiche, facilitando la risoluzione dell’epidemia.


Ma facciamo un passo indietro: i Big Data di cui i ricercatori si sono serviti sono principalmente movimenti telefonici (poco più di due miliardi) del periodo febbraio-giugno 2020, monitorati attraverso le reti di operatori. A questi si sono aggiunti dati di provenienza satellitare riferiti a variabili meteorologiche (temperatura e umidità) e all’inquinamento (particolato atmosferico).

Una volta misurata la mobilità quotidiana questa è stata poi correlata ai quattro principali indicatori sanitari associati al Covid-19, sempre su base provinciale e giornaliera: incidenza delle infezioni da Sars-CoV-2, ricoveri ospedalieri, ricoveri in terapia intensiva e decessi attribuiti a Covid-19.

Il risultato?

«La riduzione della mobilità legata al lavoro è stata accompagnata da un beneficio quasi lineare nel contenimento dell'epidemia; i movimenti non legati al lavoro hanno avuto un effetto simile solo per le restrizioni superiori al 50%. La riduzione della mobilità in auto e in aereo è stata quasi linearmente associata a una diminuzione della maggior parte degli esiti sanitari di Covid-19, mentre per i viaggi in treno riduzioni superiori al 55% non hanno avuto effetti benefici aggiuntivi».
Per la prima volta gli autori dello studio hanno dunque potuto stimare il coefficiente di riempimento che è sufficiente e necessario adottare per ridurre al massimo il contagio (pari come detto al 55-60%).

Autori della ricerca sono per l’ateneo gli igienisti del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze (Bmn) professor Marco Vinceti e professor Tommaso Filippini, la modenese neolaureata in Fisica nonché assegnista di ricerca Bmn dottoressa Erica Balboni e il professor Sergio Teggi, ordinario di Ingegneria Sanitaria-Ambientale del Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari di Modena. Del gruppo di ricerca hanno anche fatto parte il dottor Patrizio Pezzotti, la dottoressa Stefania Bellino, il professor Kenneth Rothman, epidemiologo statunitense della Boston University, il professor Nicola Orsini, e l’ingegnere Fabrizio Ferrari, modellista della start-up milanese TerrAria.

«Si è trattata di una “avventura” scientifica di particolare fascino per noi – dice il professor Marco Vinceti – per igienisti ed epidemiologi poter fruire dell’uso dei cosiddetti Big Data, nello specifico i dati della telefonia mobile e quelli satellitari meteorologici e di inquinamento, e metterli in relazione con esiti sanitari di particolare rilievo per il Covid-19 per calcolare indicatori di immediata utilizzabilità in sanità pubblica, quali l’entità delle restrizioni appropriate per ciascun mezzo di trasporto e motivazione di spostamento, rappresenta motivo di particolare soddisfazione».

«In assenza di altre “armi” contro la diffusione del virus – commenta il professor Tommaso Filippini – l’indagine, condotta per la prima volta a livello nazionale, mostra non solo l’efficacia dei lockdown, ma fornisce possibili indicazioni su come differenziare eventuali interventi e restrizioni al fine di salvaguardare la salute pubblica in caso di future pandemie: ad esempio favorire, ove possibile, il lavoro agile in modo da ridurre gli spostamenti dovuti ad attività lavorative oppure a quale livello sia sufficiente ridurre la mobilità ferroviaria. Questo studio è stato possibile grazie al costante lavoro di raccolta di dati sanitari da parte dei Dipartimenti di sanità pubblica e delle aziende sanitarie, impegnate in prima linea nella lotta alla pandemia, unito all’innovazione dell’uso di Big Data».

Sottolinea invece il professor Sergio Teggi: «Oltre agli importanti risultati in ambito sanitario questo studio conferma l’importanza della multidisciplinarietà per il metodo scientifico. Le conclusioni a cui si è giunti sono il frutto di una stretta collaborazione di ricercatori di diversi enti di ricerca, anche internazionale, specializzati in vari settori scientifici che spaziano dalla medicina, all’ingegneria ambientale. Questa varietà di competenze ha permesso l’analisi integrata di dati molto eterogenei come l’andamento dei casi di positività al virus, dati satellitari di qualità dell’aria e mobilità della popolazione».

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